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Esteri

All’Unione serve l’arma del coraggio

Nathalie Tocci ha pubblicato su La Stampa un editoriale in cui analizza le tensioni all’interno dell’amministrazione statunitense e come queste si riflettano sulla politica europea, in particolare riguardo alla guerra in Ucraina.

Suggerisce la Tocci che ”Da tempo sappiamo che nell’amministrazione statunitense coesistono anime diverse, spesso in tensione tra loro. Ora stanno emergendo gli equilibri tra queste correnti e le conseguenze che ne derivano per l’Europa. In America Latina e, in parte, in Medio Oriente, è l’ala più neoconservatrice a prevalere, come dimostrano l’attacco al Venezuela e la guerra all’Iran, manifestazioni evidenti di una politica tutt’altro che isolazionista. In Europa, invece, è l’ala nazionalpopulista ad avere la meglio. A Washington non interessa come finirà la guerra in Ucraina, né quali saranno le conseguenze per la sicurezza europea. L’importante è che la guerra finisca presto e che gli Stati Uniti possano lavarsene le mani”.

Punti chiave della sintesi:

  • Doppia linea USA: l’amministrazione statunitense è divisa: un’ala neoconservatrice è attiva in America Latina e Medio Oriente, ma in Europa prevale la fazione nazional-populista legata agli interessi economici del presidente Trump.
  • L’interesse di Trump: Trump non è interessato alla sicurezza europea, ma a concludere rapidamente la guerra in Ucraina per normalizzare le relazioni economiche con Mosca e fare affari con Putin. Per questo, esercita pressioni su Kyiv e sugli alleati europei affinché accettino una “pace” imposta dal Cremlino, anche se fasulla.
  • Gli ostacoli: il piano di Trump si scontra con tre realtà:
    • Putin: non ha intenzione di fermarsi senza la capitolazione dell’Ucraina, che vedrebbe come un’opportunità per estendere il conflitto (militare e ibrido) ad altri Paesi europei.
    • Gli ucraini: nonostante le difficoltà, non sono vicini alla resa e non accetteranno limitazioni alla loro sovranità, territori o forze armate.
    • Gli europei: sono consapevoli che una resa di Kyiv porterebbe il rischio di guerra più vicino alle loro porte; il sostegno all’Ucraina è un imperativo di sicurezza.
  • Il potere dell’Europa: l’autrice sostiene che gli europei hanno tentato inutilmente di riportare Trump sull’asse euro-atlantico ed è ora di cambiare strategia. L’Europa detiene, infatti, le carte migliori: le sanzioni più incisive, la maggior parte degli asset russi congelati ed è il principale sostenitore militare ed economico dell’Ucraina. Di contro, l’influenza degli Stati Uniti su Kyiv è diminuita.
  • La necessità di coraggio: agli europei manca solo il coraggio di sfruttare questa posizione di forza: dovrebbero agire autonomamente, dicendo chiaramente a Trump di farsi da parte, di occuparsi dei suoi affari con Putin e lasciando che gli europei gestiscano la situazione, sostenendo l’Ucraina per creare le condizioni di una pace giusta.