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Editoriali

I governi e Bruxelles: se l’Ue è sempre più a trazione nazionale

Il prof. Sergio Fabbrini ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un editoriale che analizza la pericolosa deriva intergovernativa dell’Unione Europea, evidenziando come il crescente peso politico del Consiglio europeo stia minando sia l’efficacia economica del mercato unico che la capacità geopolitica dell’Unione.

Scrive Fabbribi: ”Politicamente, con il ruolo predominante del Consiglio europeo, l’Ue sta perdendo anche la sua forza economica. Come ha scritto Mario Monti sul Financial Times, «l’ipocrisia politica sta caratterizzando le interazioni» tra gli Stati membri e i business leaders. Tutti i governi parlano di rafforzare il mercato, ma ognuno pensa a promuovere i propri interessi. Il non-paper italo-tedesco, presentato ad Alden Biesen, propone una radicale deregolamentazione, ma in realtà si vuole eliminare il divieto degli aiuti di Stato alle imprese nazionali. Una policy che rafforzerebbe chi ha margini fiscali (come la Germania), penalizzando chi non ce li ha (come l’Italia). La Francia propone il “buy European”, pensando però ai settori economici in cui essa è più competitiva (come l’industria della difesa). Con l’invasione del Consiglio europeo nelle materie economiche, il nazionalismo economico è rientrato dalla finestra, dopo essere stato scacciato dalla porta con i Trattati di Roma del 1957 e con il progetto del mercato unico entrato in vigore nel 1993. Se occorre il consenso di tutti per introdurre l’unione dei risparmi o il 28° regime regolatorio, è prevedibile che tali misure andranno avanti lentamente, mentre il cambiamento all’esterno dell’Ue è vertigi noso. Ad Alden Biesen, la presidente della Commissione ha proposto di ricorrere alle cooperazioni rafforzate, se non si riesce a procedere a ventisette, come si è fatto con il prestito di 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina. Bene. Ma se il mercato procede attraverso cooperazioni rafforzate, sarà difficile, per l’Ue, agire come un attore geopolitico globale. Ma sarà anche difficile, per i cittadini, comprendere come funziona, specialmente se le cooperazioni rafforzate si basano sul procedimento legislativo speciale (che prevede solo un ruolo consultivo per il Parlamento europeo, come nella Politica estera e di sicurezza comune). Non bastano gli escamotage istituzionali per risolvere i problemi politici”.

Ecco i punti chiave dell’analisi:


1. La discrepanza tra retorica e realtà

Fabbrini mette a confronto due eventi di febbraio:

  • Alden Biesen (Consiglio europeo): una riunione burocratica focalizzata sulla competizione economica.
  • Monaco (Conferenza sulla Sicurezza): un contesto geopolitico dove il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dipinto un quadro allarmante di un ordine mondiale “in distruzione” sotto la pressione della presidenza Trump e della fine del mondo basato sulle regole.

Il paradosso è che queste riflessioni esistenziali non entrano nell’agenda del Consiglio europeo, che resta bloccato su logiche nazionali.

2. L’invasione di campo istituzionale

L’autore sottolinea un problema di competenze:

  • Il Consiglio europeo (i capi di Stato e di governo) sta avocando a sé discussioni sulla competitività e sul mercato unico.
  • Queste materie, secondo i Trattati, dovrebbero essere gestite dalla Commissione (iniziativa) e dal Parlamento insieme al Consiglio dei Ministri (decisione a maggioranza).
  • Il rischio: se il mercato viene gestito dai leader nazionali, prevale l’unanimità e il “minimo comune denominatore”, paralizzando l’integrazione come già accade per la difesa.

3. Il ritorno del nazionalismo economico

Sotto la maschera del rafforzamento dell’Europa, ogni Stato persegue interessi particolari:

  • Germania e Italia: propongono deregolamentazioni che di fatto mirano a superare il divieto di aiuti di Stato, avvantaggiando chi ha più spazio fiscale (Berlino).
  • Francia: spinge per il “Buy European” per proteggere i propri campioni nazionali, specialmente nella difesa.
  • Risultato: il nazionalismo economico, espulso dai Trattati storici, rientra dalla finestra, frammentando il mercato in interessi micro-nazionali e lobby.

4. Il limite delle “Cooperazioni rafforzate”

Di fronte allo stallo, la Commissione propone di procedere a piccoli gruppi (cooperazioni rafforzate). Fabbrini avverte che:

  • Un mercato a “macchia di leopardo” non permette all’UE di essere un attore geopolitico globale.
  • Queste procedure spesso marginalizzano il Parlamento europeo, rendendo l’Unione meno democratica e più incomprensibile ai cittadini.

Conclusione: l’involuzione intergovernativa sta rendendo l’Europa debole. Se il Consiglio europeo continua a dominare le politiche regolatorie con logiche di veto, l’UE non avrà la forza economica né politica per affrontare un mondo in cui le vecchie regole internazionali sono state abbattute.

18 febbraio 2026