L’ambasciatore Ettore Sequi ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui analizza il fallimento dei negoziati di Miami, evidenziando come lo stallo non sia tecnico, ma derivi da una incompatibilità strutturale tra gli obiettivi di Kiev e quelli di Mosca.
Sostiene Sequi: ”I nodi sono rimasti aperti: territori e garanzie di sicurezza. Sul territorio, Kiev accetterebbe oggi il congelamento della linea del fronte; Mosca pretende il riconoscimento dell’intero Donbass, inclusi territori non controllati. Sulle garanzie, l’Ucraina chiede impegni che rendano impossibile una nuova aggressione; la Russia pretende che tali impegni non esistano. È qui che il negoziato si blocca.
Il conflitto ruota, dunque, attorno a due progetti incompatibili: l’Ucraina negozia per eliminare una vulnerabilità strutturale, la Russia per conservarla. Tutto il resto deriva da questa asimmetria.Kiev non tratta solo per congelare il fronte, ma per chiudere una sequenza che ha prodotto due aggressioni russe in meno di un decennio. Per Kiev l’obiettivo non è solo la tregua, ma impedire che la Russia possa usare nuovamente la forza contro l’Uc.raina come un’opzione politicamente sostenibile, militarmente praticabile e strategicamente conveniente“
Ecco i punti chiave dell’analisi:
1. L’asimmetria degli obiettivi: sicurezza vs vulnerabilità
Il negoziato si è bloccato su un paradosso fondamentale:
L’Ucraina cerca garanzie (militari, politiche ed europee) che rendano impossibile una nuova aggressione russa in futuro. Kiev vuole eliminare la propria vulnerabilità strutturale.
La Russia vuole esattamente l’opposto: un assetto che legittimi le conquiste territoriali e mantenga l’Ucraina in uno stato di subordinazione strategica (una “Bielorussia 2.0”), conservando la possibilità di esercitare coercizione in futuro.
Per il Cremlino, un’Ucraina realmente sicura e sovrana rappresenterebbe una sconfitta strategica.
2. Il ruolo degli Stati Uniti e la “Triangolazione” di Trump
Washington sta gestendo il processo senza però riuscire (o volere) imporre una pace definitiva. Sequi sottolinea un vicolo cieco per gli USA:
Le garanzie automatiche che servirebbero a Kiev per essere sicura sono impegni che Washington non intende concedere.
La tattica di Trump: quando i fronti caldi (Ucraina e Gaza) non avanzano come promesso, Trump utilizza una “logica triangolare”, aprendo nuovi fronti (dazi, Groenlandia, Venezuela) per spostare l’attenzione mediatica dallo stallo negoziale.
3. L’Europa e la trappola della “bilateralizzazione”
L’Europa teme di diventare un mero “finanziatore della ricostruzione” senza avere voce in capitolo sulla sicurezza del continente.
L’iniziativa di Macron: Il tentativo di dialogo di Macron con Putin serve a evitare che la pace sia decisa solo sopra la testa degli europei da USA e Russia.
La risposta di Mosca: La Russia accetta il dialogo con i singoli leader europei (come Macron) non per riconoscere l’UE, ma per “bilateralizzare” il rapporto, frammentando il fronte europeo e trasformando ogni iniziativa in una relazione asimmetrica e controllabile.
4. La guerra come strumento negoziale
Sequi spiega che la guerra non si è fermata durante le trattative perché ne è parte integrante. Mosca usa:
Attacchi alle infrastrutture: Per aumentare il costo sociale del conflitto per Kiev.
Minacce ibride: Per testare la resilienza delle opinioni pubbliche occidentali e segnalare che il dialogo diplomatico non ammorbidisce l’azione militare.
Conclusioni: due sole le vie d’uscita
Secondo l’ambasciatore, la pace sarà possibile solo se si verificherà una di queste due condizioni estreme:
Esaurimento russo: Mosca non è più in grado di sostenere i costi economici e militari della coercizione.
Resa occidentale: l’Occidente accetta un accordo che lasci l’Ucraina strutturalmente vulnerabile alla Russia.
Tutto ciò che sta nel mezzo, conclude Sequi, non è una vera pace ma solo la gestione di una guerra di lunga durata, realtà che il vertice di Miami ha crudamente confermato.
25 dicembre 2025





