Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Economia

L’Unione Europea deve reagire alle pressioni Usa

La prof.ssa Veronica de Romanis, economista, ha rivelato che l’Europa detiene il 6% dell’immenso debito pubblico americano, per cui il Vecchio Continente possiede una grande arma per far pressione su Donald Trump per le sue sconsiderate operazioni sui dazi che ha imposto a molti Paesi tra cui l’Italia. Adesso, poi, ha indicato il futuro governatore della Federal Reserve in sostituzione di Jerome Powel. Cambierà la politica economica di Washintgon quando Donald ascolterà (deve farlo) il nuovo capo della Banca Centrale americana? L’Ue può reagire agli sconquassi che Trump sta generando nell’intero orbe terracqueo?

Certamente. C’è un fondamento reale nell’idea che l’Europa (e in generale i detentori esteri) abbia nelle proprie mani una leva economica significativa rispetto agli Stati Uniti e al loro debito pubblico. Ma va interpretata con precisione. Ecco cosa sappiamo dai dati ufficiali e dalle analisi economiche:

1. Quanto debito USA detiene l’Europa

Secondo le statistiche ufficiali sul debito pubblico statunitense (Treasury securities): 

– I Paesi dell’Unione Europea nel loro insieme detengono circa 1.900–2.000 miliardi di dollari di Treasury USA, pari a circa il 5,5–6% dell’intero debito USA e a poco più di un quinto del debito pubblico statunitense in mano a investitori esteri.   

– I dati statistici del Tesoro americano mostrano che gli investitori esteri complessivi possiedono circa 8.200 miliardi di dollari di titoli USA: l’Europa è quindi una porzione consistente di quella quota internazionale.   

Nota: la quota detenuta da paesi esteri rispetto al totale del debito pubblico USA è inferiore a un quarto; la maggior parte è nelle mani di investitori americani, della Federal Reserve e di agenzie governative.

2. È davvero un’“arma” economica?

– acquista e vende titoli di Stato sul mercato aperto per influenzare i rendimenti.

Il presidente degli Stati Uniti non può legalmente rimuovere il capo della Fed per ragioni politiche, se non per “cause specifiche” secondo la legge federale. Se Donald Trump nomina un nuovo governatore della Federal Reserve (è stato indicato Kevin Warsh come possibile successore di Powell), la politica monetaria potrebbe cambiarce — soprattutto se quella persona fosse più favorevole a politiche espansive e ai tagli dei tassi che il presidente desidera fin dal primo giorno del suo ingresso alla Casa Bianca.

16 febbraio 2026

1 Continua