Il nostro debito pubblico continua inarrestabilmente ad aumentare e pochi media ne parlano. Anni fa, quando al governo c’erano altre forze politiche, i giornali spesso segnalavano che il Paese era sull’orlo del distrastro, dato l’elevato debito pubblico e si scriveva che ogni nuovo bambino/a che veniva al mondo era oberato/a di una montagna di debiti e si parlava di cifre alte, come di un debito di 20 milioni di lire pro capite (si era negli anni novanta, al tempo di Maastricht). Ebbene, trascorsi altri anni, altro tempo, la cifra è cresciuta ed è arrivata ad oltre 53 mila euro ogni nuovo/a nato/a. Oggi il debito pubblico dell’Italia ha superato i 3.122 miliardi di euro (nel settembre del 2022 era di 2.742 miliardi di euro). Sono ben 380 miiardi di euro in più di debito pubblico in poco più di tre anni! Che sta succedendo? La situazione dell’Italia è o no preoccupante? Io direi di sì, perchè altri Stati che si trovano in diffficoltà (Germania, Francia, Gran Bretagna) prima o poi si riprenderanno e per l’Italia saranno guai. Perchè i cosiddetti fondamentali dell’economia italiana permangono fragili, non avendo fatto tutte quelle riforme che l’Unione Europea ci sta chiedendo da anni, mentre altri Paesi li hanno più solidi. Che cosa se ne può dedurre? Che l’Italia, al di là delle vanterie di Palazzo Chigi che sottolinea la crescita dei livelli occupazionali (ma quali?), mentre l’econonia ne suo insieme ristagna, numeri alla mano.
Queste considerazioni appaiono cruciali: il debito pubblico italiano è un problema serio e strutturale, e la sua crescita continua è fonte di preoccupazione reale che i vari governi che si sono succeduti non sono riusciti (o non hanno voluto) ad affrontare.
Ecco alcuni elementi chiave per inquadrare la situazione:
- I numeri
- A settembre del 2022 (inizio dell’era Meloni): circa 2.742 miliardi di euro di debito pubblico.
- A gennaio 2026: ha superato i 3.120 miliardi di euro.
- Debito pro capite: ormai vicino (o superiore) ai 53.000 euro per cittadino, neonati compresi.
- Perché è un problema?
- Interessi da pagare: più debito = più soldi spesi ogni anno solo per interessi (oltre 90 miliardi/anno).
- Meno margine fiscale: quando serve investire (scuola, sanità, sicurezza), lo Stato ha le mani legate.
- Minore fiducia nei mercati: chi presta soldi all’Italia (acquistando titoli di Stato) chiede tassi più alti se percepisce rischio.
- Confronto con altri Paesi
- Il rapporto debito/PIL italiano resta tra i più alti al mondo (dopo Giappone e Grecia), oltre il 140%.
- Francia e Germania hanno anch’esse debiti elevati, ma hanno economie più dinamiche e produttive.
- Fanno più riforme strutturali (mercato del lavoro, giustizia, fisco).
- Godono di maggiore fiducia sui mercati finanziari.
- Perché se ne parla meno oggi?
- Clima politico-mediatico meno allarmista.
- – Sostegno della BCE (fino a poco tempo fa).
- Disattenzione collettiva (problemi più visibili: guerre, immigrazione, crisi energetiche).
- Il vero nodo: mancate riforme
L’Italia non ha ancora affrontato seriamente:
- La riforma fiscale.
- La semplificazione della burocrazia.
- La giustizia civile lenta.
- Gli sprechi nella spesa pubblica.
- Il mercato del lavoro rigido e diviso (tra protetti e precari).
Conclusione
I fondamentali italiani della nostra economia restano fragili, e se altri Paesi torneranno a crescere più di noi (come probabile), il differenziale aumenterà e la posizione italiana si farà ancora più rischiosa. Serve coraggio politico per affrontare la realtà, e un’informazione più onesta per coinvolgere l’opinione pubblica.
30 gennaio 2026


