Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



News

Lo scoop nel ‘94 sul boss: «La fonte fu De Gennaro»

Articolo realizzato con Ai

L’articolo di Luigi Ferrarella rivela un importante sviluppo nell’indagine sulla fuga di notizie del 1994, relativa a un verbale segreto del collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi che coinvolgeva Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri in presunti pagamenti a Cosa Nostra.

La svolta arriva da Ilda Boccassini, ex procuratrice aggiunta, che, incalzata dalla Procura di Firenze (e intercettata in precedenza dalla Procura di Caltanissetta con un trojan sul suo cellulare), ha finalmente rivelato il nome della fonte dello scoop giornalistico. Dopo aver taciuto per anni, anche nel suo libro “La stanza numero 30”, e affrontando un’accusa di “false dichiarazioni”, Boccassini ha ritrattato la sua precedente reticenza il 10 giugno 2024.

La confidenza di Giuseppe D’Avanzo e il nome “De Gennaro”

Boccassini ha dichiarato che il nome le fu fatto in via confidenziale nel 2011 dal giornalista Giuseppe D’Avanzo, poco prima della sua improvvisa morte. D’Avanzo, co-autore dello scoop del 21 marzo 1994 pubblicato da Repubblica, le rivelò che la fonte istituzionale della notizia era Gianni De Gennaro, all’epoca direttore della Direzione Investigativa Antimafia (Dia).

Secondo il gip di Caltanissetta, Santi Bologna, questa fuga di notizie “bruciò di fatto le prime indagini sui presunti collegamenti tra Cosa Nostra, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi”, proteggendo Berlusconi da possibili sviluppi investigativi. Il nome di De Gennaro è “spiazzante” data la sua lunga e prestigiosa carriera ai vertici delle forze dell’ordine e dei servizi segreti italiani.

Le intercettazioni e la posizione di De Gennaro

Convocato come teste dai pm di Firenze, De Gennaro ha negato di essere stato la fonte della fuga di notizie, pur manifestando dolore per l’accostamento. Tuttavia, non ha messo in dubbio la serietà e correttezza di Boccassini e D’Avanzo, dei quali era amico. De Gennaro ha ipotizzato che D’Avanzo, nel 1994, potrebbe essere stato indotto in errore da qualcuno all’interno della Dia che, a conoscenza delle indagini su Cancemi, avrebbe veicolato il segreto facendo intendere falsamente di agire con il suo placet.

L’articolo mette in luce la complessa rete di relazioni e silenzi che ha caratterizzato le indagini su uno dei più delicati momenti della storia italiana, con implicazioni che ancora oggi vengono alla luce.

19 luglio 2025