Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui scrive della strategia di Donald Trump nei confronti della Federal Reserve e i relativi rischi economici.
Scrive Fubini: ”Powell ha accusato Trump di voler sopprimere l’indipendenza della banca centrale, in effetti, lascia intuire le prossime mosse. Il mandato del presidente della Fed scade il 15 maggio e le probabilità di riconferma, ovviamente, sono zero. Ma Powell è anche membro del Board della banca centrale, fino al 31 gennaio 2028. Come tale può restare fra i sette componenti del consiglio che decide sui tassi d’interesse (anche a maggioranza), insieme a cinque presidenti delle Federal Reserve regionali. Quella di Powell nel vertice sarebbe una presenza ingombrante, per il nuovo leader della Fed scelto da Trump e verosimilmente pronto a tagliare i tassi secondo i diktat della Casa Bianca. È possibile che tutto questo abbia contato, nella scelta di aprire un’inchiesta contro Powell. Forse Trump sperava di spingerlo a sparire del tutto dalla Fed tra quattro mesi, magari in cambio di un’amnistia personale. Più probabile però che a questo punto accada il contrario. Agli amici Powell racconta di aver ereditato il gene della cocciutaggine dalla madre Patricia Hyden, figlia del preside della scuola di diritto della Catholic University of America. Lui stesso è stato educato dai gesuiti, dove deve avere affinato il suo stile discreto e fermissimo”.
Il braccio di ferro con Jerome Powell. L’apertura di un’inchiesta del dipartimento di Giustizia contro il presidente della Fed, Jerome Powell, viene interpretata come una mossa di Trump per forzarne l’uscita definitiva. Sebbene il mandato di Powell come presidente scada il 15 maggio, egli ha il diritto legale di restare nel Board della banca centrale fino al 2028. La sua permanenza rappresenterebbe un ostacolo per il successore che Trump intende nominare, il quale sarà verosimilmente incaricato di tagliare drasticamente i tassi di interesse.
Il rischio dell’autogol. La strategia di Trump potrebbe rivelarsi controproducente. Powell, descritto come un uomo dalla fermezza quasi ostinata, potrebbe decidere di restare nel Board proprio per difendere l’indipendenza della Fed dagli attacchi politici, diventando una “spina nel fianco” della Casa Bianca per i prossimi due anni. Inoltre, alcuni senatori repubblicani potrebbero far mancare l’appoggio per la conferma del nuovo presidente della Fed.
Le motivazioni economiche: debolezza e inflazione. Dietro l’aggressività di Trump si celerebbe il timore per lo stato di salute dell’economia reale. Al di fuori del settore tecnologico, la crescita del PIL statunitense è modesta (1,3% su base annua a metà 2025) e gli investimenti privati sono in calo. L’obiettivo di Trump è forzare la Fed a tagliare i tassi fino all’1% per stimolare la domanda in vista delle elezioni di midterm, nonostante i dazi doganali minaccino di far risalire l’inflazione.
Le ripercussioni sul settore bancario e sui mercati. L’articolo cita anche altre misure populiste, come il tetto al 10% sugli interessi delle carte di credito, che rischia di spingere le banche a tagliare il credito alle fasce più povere. Nonostante il cinismo attuale dei mercati, Fubini conclude che l’abuso di potere politico sulla banca centrale potrebbe alla fine destabilizzare il dollaro e alimentare un’inflazione fuori controllo.
13 gennaio 2026





