Approfondiamo la questione delle riserve russe congelate? La questione è tremendamente importante e insidiosa per come la si può e si deve affrontare. Federico Fubini ne ha scritto sulla paralisi e l’inazione dell’Unione Europea, che lo portano a definire l’UE come “disarmata” dal punto di vista geopolitico. Ed è davvero così!
Di sono queste riserve? ”di oligarchi russi che sono imprenditori molto ricchi che hanno accumulato fortune enormi attraverso la privatizzazione delle aziende statali sovietiche negli anni ’90, diventando potenti e influenti nel paese, soprattutto durante la presidenza di Boris Eltsin. Sebbene la loro influenza politica sia diminuita con l’ascesa di Vladimir Putin, alcuni mantengono un notevole potere economico e sono oggetto di sanzioni internazionali, che hanno colpito beni come yacht e proprietà all’estero. Esempi di oligarchi includono Roman Abramovič, Alisher Usmanov e Oleg Deripaska”.
La paralisi sulle riserve russe congelate
La gestione delle riserve della Banca Centrale Russa congelate in Europa (circa 300 miliardi di euro, di cui 140 miliardi cruciali per l’Ucraina, secondo Fubini) è l’esempio più lampante della paralisi decisionale dell’UE, quasi un “puzzle impossibile” come lo definisce l’autore.
Il dilemma e la posta in gioco
- Obiettivo strategico: trasferire i fondi o gli interessi di questi fondi all’Ucraina. Questo darebbe a Kyiv risorse per resistere per almeno altri due anni, indebolendo la posizione negoziale della Russia.
- Il rischio giuridico e finanziario: l’operazione è complessa e rischiosa, poiché Mosca potrebbe reagire legalmente o, peggio, ritirando tutti i suoi investimenti rimanenti dall’Occidente, creando instabilità finanziaria.
La tattica dello scaricabarile
Invece di agire con prontezza strategica, i principali attori europei si concentrano esclusivamente sul ridurre a zero i costi e i rischi per sé stessi, portando a un totale stallo:
| Attore coinvolto | Preoccupazione/Obiezione | Conseguenza della Paralisi |
| Belgio (dove sono detenuti i fondi) | Chiede garanzie finanziarie ferree dagli altri Stati membri per non rispondere da solo a eventuali contromisure di Mosca. | Rallenta la decisione esecutiva. |
| Banca Centrale Europea (BCE) | Chiede una struttura finanziaria che preveda che la Commissione Europea si accolli i tassi d’interesse (per motivi tecnici legati alla liquidità). | Rischia di far sembrare l’operazione un trasferimento monetario diretto. |
| Commissione UE e Germania | Esitano perché non vogliono un precedente che somigli a un “eurobond” (cioè un debito comune europeo). | Si preoccupano più della dottrina fiscale interna che della reazione alla guerra. |





