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Gli architetti del controllo

Ecco una sintesi dell’articolo di Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone:

L’editoriale parte da un’analisi semiotica della copertina del Time dell’11 dicembre 2025, che ritrae i nuovi “architetti dell’AI” (come Zuckerberg e Altman) seduti su una trave sospesa. L’immagine richiama la celebre foto del 1932 degli operai a New York, ma il significato è radicalmente cambiato.

Suggeriscono Benanti e Maffettone: “Piaccia o non piaccia, il mondo sembra spostarsi a destra. E, quando le cose si muovono sul serio, non sono solo le dichiarazioni dei leader politici a dimostrarlo. Si evince invece da mille eventi specifici, magari di per sé non enormi, ma considerati nel loro complesso sicuramente rilevanti. Testimonianze di un cambiamento. Tra le ultime di queste testimonianze, c’è la copertina dell’11 dicembre 2025 della prestigiosa rivista americana Time. Che rappresenta nientemeno che gli «architetti della AI». Personaggi come Mark Zuckerberg e Sam Altman, tanto per intenderci

I temi principali trattati dagli autori sono:

  • Dalla materia allo spirito (e al profitto): mentre nel 1932 la copertina celebrava gli operai che costruivano oggetti fisici (palazzi), oggi celebra i padroni di compagnie che lavorano su “testi e persone”. Il passaggio è dal materiale all’immateriale: l’oggetto del mercato è diventato il soggetto umano stesso, i cui dati vengono monetizzati.
  • Dal controllo dei corpi al controllo delle menti: gli autori, citando filosofi come Foucault e Byung-chul Han, evidenziano un’evoluzione nel potere. Non siamo più solo nell’era della “biopolitica” (controllo dei corpi), ma in quella della “psicopolitica”. L’AI non si limita a sorvegliare, ma entra nelle coscienze, capitalizzando affetti e desideri.
  • Il rischio della “Super-persuasione”: citando un tweet di Sam Altman, l’articolo avverte che il pericolo immediato non è tanto una futura super-intelligenza artificiale, quanto la “persuasione sovrumana”. L’AI è già in grado di influenzare emozioni, decisioni politiche e consumi molto prima di diventare “intelligente” in senso lato.
  • Una nuova sintassi dell’umano: le tecnologie digitali stanno riscrivendo i nostri linguaggi e condizionando il nostro modo di pensare. Questo non è un semplice progresso tecnico, ma una rivoluzione epistemica che mette l’uomo in una posizione di subalternità rispetto ai creatori di questi algoritmi.

Conclusione: gli autori sostengono che non si tratti di luddismo (paura della tecnologia), ma della necessità urgente di esercitare un pensiero critico. L’obiettivo finale deve essere la costruzione di un’etica per la difesa dell’umano, necessaria per proteggere la libertà decisionale e l’integrità psichica delle persone di fronte alla capacità manipolatoria dei nuovi “architetti” digitali.

20 dicembre 2025