Walter Veltroni ha pubblicato sul Corriere della Sera un interessante articolo sul fenomeno degli hikikomori nel nostro Paese. Ha intervistato lo psicologo Marco Crepaldi.
L’articolo mette in evidenza il fenomeno degli hikikomori in Italia, persone che si isolano volontariamente, spesso chiudendosi nella propria stanza. Secondo lo psicologo Marco Crepaldi, presidente dell’associazione Hikikomori Italia, si stima che in Italia i casi siano circa duecentomila.
«I primi segnali da intercettare si manifestano a scuola. I ragazzi che si chiudono in camera chiedono speranza»: Crepaldi, psicologo si occupa da vicino di una realtà che riguarda la vita di decine di migliaia di adolescenti e delle loro famiglie. Un disagio nuovo, profondo, terribile.
Proviamo a dare una dimensione quantitativa al fenomeno.
Le tre fasi dell’isolamento
Crepaldi descrive il fenomeno in tre fasi distinte:
- Fase 1 (pre-hikikomori): Il ragazzo o la ragazza mostra insofferenza per la scuola e rifiuto di socializzare. L’ansia da prestazione e la paura del giudizio portano a un burnout e all’abbandono delle attività sociali e sportive.
- Fase 2 (conclamata): Il ragazzo smette di andare a scuola. Spesso i genitori commettono errori, come togliere Internet o fare pressioni. Si consiglia invece un piano didattico personalizzato e un confronto con la scuola per affrontare le difficoltà.
- Fase 3 (drammatica): Si rompe il legame tra genitori e figlio. L’adolescente vede i genitori come un’ulteriore fonte di ansia, si isola completamente e taglia ogni comunicazione. Per questo motivo, l’associazione offre gruppi di auto-aiuto per i genitori.
Le cause del fenomeno
Crepaldi individua diverse cause alla base dell’hikikomori:
· Pressione sociale e aspettative: La società moderna chiede ai giovani di raggiungere il successo troppo in fretta. I social media amplificano la paura di non essere all’altezza e aumentano il confronto con gli altri.
· Contesto socio-economico: Il fenomeno si manifesta principalmente nei Paesi ricchi (come Giappone, Corea del Sud e Italia) dove il welfare e il supporto familiare permettono a una persona di vivere pur rimanendo inattiva.
· Cambiamenti nella famiglia: La denatalità porta a un aumento delle pressioni e delle aspettative sui figli unici o rari. I genitori, spesso eccessivamente protettivi, interferiscono con il naturale processo di sviluppo dell’identità autonoma.
· Influenza dei social media: L’eccessivo uso dello smartphone e la circolazione di notizie negative e ansiogene contribuiscono a creare un immaginario del futuro particolarmente cupo, spingendo i giovani a una perdita di speranza e alla passività.
Riconoscere i segnali e intervenire
È difficile distinguere i primi segnali dall’ordinaria adolescenza, ma i più evidenti sono il rifiuto della socialità (abbandono di sport, uscite con gli amici) e l’insofferenza scolastica (isolamento in classe, ansia durante le interrogazioni).
Crepaldi offre alcuni consigli per insegnanti e genitori:
- Agli insegnanti: serve formazione e flessibilità. La bocciatura, spesso usata come stimolo, rischia invece di condannare il ragazzo all’isolamento.
- Ai genitori: è fondamentale mettersi in discussione e capire che il problema non è solo del figlio, ma dell’intera famiglia. Bisogna abbandonare le minacce e la paura e usare invece l’ascolto, la pazienza e l’incoraggiamento.
- 20 agosto 2025





