Luigi Ippolito ha pubblicato sul Corriere della Sera, un articolo in cui analizza il coinvolgimento della Famiglia Reale inglese nello scandalo che ha travolto il Principe Andrea e i suoi legami con Jeffrey Epstein
Dice Ippolito: «Andrea è un narcisista totale e non ha mai mostrato alcun pentimento per il suo comportamento: ho parlato la scorsa settimana con un membro del suo staff, che dice che lui è del tutto senza rimorsi, non capisce dove sia il problema, pensa di essere stato trattato male, crede che la gente sia contenta di vederlo andare in giro»: a raccontare i retroscena della vicenda che sta mettendo in crisi la monarchia britannica, in un incontro con i corrispondenti della stampa estera, è Andrew Lownie, il biografo dell’ex principe Andrea, che nel suo libro Entitled, appena ripubblicato in edizione aggiornata, ha svelato tutte le magagne degli ex duchi di York”.
E continua: ”Andrea non se ne è andato di sua volontà dal Royal Lodge (la residenza reale da dove è stato cacciato di recente), è un tipo molto ostinato: è stato pagato per andarsene e gli è stato promesso che la famiglia reale si sarebbe presa cura delle sue figlie Eugenie e Beatrice», che Lownie considera tutt’altro che vittime innocenti, bensì complici e profittatrici del malaffare dei genitori. E allo stesso modo Lownie è scettico sulle profferte di collaborazione da parte di re Carlo: «L’ultima cosa che la famiglia reale vuole è un dramma. È tutta scena quando dicono che fanno tutto quello che possono: prima dicevano che non potevano spogliarlo dei titoli, e poi hanno scoperto che potevano farlo. Dicono che coopereranno con la polizia, ma avrebbero potuto farlo negli scorsi 25 anni, perché sapevano tutto di Andrea: lo hanno coperto, hanno cercato di mettere a tacere le storie su di lui, hanno lanciato minacce legali. Ci sono grosse domande per i reali: cosa sapevano, quando sapevano, cosa hanno fatto allora, cosa faranno adesso”.
- La consapevolezza della Corona: Ippolito sostiene che i vertici di Buckingham Palace non fossero affatto all’oscuro delle frequentazioni e dei comportamenti inappropriati del Principe Andrea. Al contrario, la “verità scomoda” è che i segnali d’allarme c’erano da anni, ma sono stati sistematicamente ignorati o messi a tacere per proteggere l’istituzione.
- L’immobilismo dei Windsor: l’articolo mette in luce l’inerzia della Regina Elisabetta e del nucleo ristretto della famiglia. Nonostante le rivelazioni giornalistiche e le testimonianze delle vittime (in particolare Virginia Giuffre), i Windsor avrebbero scelto la via del silenzio e della protezione interna piuttosto che quella della trasparenza o della sanzione immediata.
- Il danno d’immagine: l’autore sottolinea come questo “non fare niente” sia diventato un boomerang per la monarchia. La strategia del “far finta di nulla” ha finito per erodere la fiducia dei sudditi, facendo apparire la Corona come un’istituzione che si ritiene al di sopra della legge e della morale comune.
- Il ruolo di Carlo e William: viene descritto il cambio di rotta avvenuto solo quando la situazione è diventata insostenibile a livello legale e mediatico. Sarebbero stati l’allora Principe Carlo e il Principe William a spingere per l’allontanamento definitivo di Andrea dai ruoli pubblici, non tanto per una questione morale, quanto per una necessità di sopravvivenza della monarchia stessa.
- La critica al sistema: in sintesi, il pezzo di Ippolito è una dura critica al sistema di protezione che circonda i reali (i cosiddetti “uomini in grigio” di Palazzo), colpevoli di aver dato priorità alla reputazione della ditta rispetto alla giustizia e alla verità per le vittime.
In sostanza, l’articolo descrive uno scenario in cui la colpa della Famiglia Reale non risiede solo nelle azioni di Andrea, ma nella complicità del silenzio mantenuta per decenni.





