Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui analizza l’esito del vertice di Bruxelles, definendolo un’occasione persa per l’Europa, nonostante alcuni passi avanti. Il punto centrale è la gestione degli aiuti all’Ucraina e il mancato utilizzo delle riserve russe.
Dice Fubini: ”Da quando Donald Trump ha bloccato quest’ultima, l’Unione Europea deve supplire quasi da sola. E non è facile. Solo la spesa militare costa all’Ucraina 53 miliardi di euro nel 2025, ma nel prossimo biennio non potrà che crescere con il rincaro dei prezzi nell’industria globale della difesa. Poi ci sono i costi civili per Kiev: ospedali, scuole da ricollocare nei sotterranei, centrali elettriche e ferrovie da ricostruire di continuo, milioni di sfollati. I 90 miliardi dell’Unione Europea da soli non bastano certo per due anni, come si è sostenuto da Bruxelles in queste ore; forse neanche per uno”.
I punti chiave dell’analisi sono:
- L’insufficienza degli aiuti: l’Eurobond da 90 miliardi di euro approvato per Kiev è giudicato una misura provvisoria e insufficiente. Fubini sottolinea che, con il blocco degli aiuti americani da parte di Trump, l’UE deve farsi carico quasi da sola delle spese militari e civili dell’Ucraina, che superano ampiamente la cifra stanziata se si guarda a un orizzonte di due anni.
- La strategia del “Whatever it takes” mancata: l’Europa avrebbe dovuto mobilitare subito almeno 200 miliardi (usando i beni russi congelati o i fondi residui di Recovery Fund e MES). Un segnale di forza avrebbe messo Putin alle strette: la Russia sta entrando in una crisi economica strutturale e dimostrare che l’Occidente può sostenere Kiev a lungo termine costringerebbe le élite russe a mettere in discussione l’ossessione bellica del dittatore.
- La rinuncia alle riserve russe: Fubini critica il passo indietro sul piano di utilizzare i beni russi congelati. Rinunciarvi ora dà l’impressione che le minacce di Putin e le pressioni di Trump abbiano avuto successo, rendendo l’Europa vulnerabile a futuri ricatti.
- I leader europei:
- Friedrich Merz (Germania): viene lodata la sua capacità di assumersi il costo politico dell’accordo, superando le resistenze interne e garantendo l’iniezione di risorse a Kiev.
- Meloni e Macron: vengono criticati per l’ostruzionismo sull’accordo commerciale con il Mercosur. Secondo l’autore, arroccarsi a difesa degli agricoltori (già ampiamente tutelati) impedisce all’Europa di aprirsi a un mercato di 300 milioni di persone, fondamentale per contrastare il protezionismo di Trump e l’aggressività cinese.
Conclusione: Sebbene l’Europa abbia dimostrato di saper ancora agire collettivamente e aggirare i veti interni (come quelli di Ungheria e Slovacchia), rimane troppo timida. Per non apparire “debole e decadente” agli occhi di Trump e Putin, l’Unione Europea deve trovare il coraggio di usare tutte le “carte” a sua disposizione, sia economiche che politiche.
20 dicembre 2025





