Le spese inutili dell’Italia. ll Belpaese è ricco (le famiglie) ma lo Stato (italiano) è povero
L’Italia non è propriamente un Paese povero e, purtroppo per noi, queste considerazioni le conoscono i Paesi del Nord Europa, quelli cosiddetti frugali. Questione difficile da affrontare tanto che sembra quasi irrisolvibile. Intanto cominciano ad emergere problemi di grande rilevanza su uno stato sociale che fatica a mantenere i livelli di prestazioni nei diversi settori ai livelli, piuttosto elevati, che tutti abbiamo conosciuto, tanto da suscitare l’invidia (pensiamo, ad esempio) dei cittadini americani, degli abitanti della Russia e della Cina. Si parla di aumento delle risorse da destinare agli armamenti, si approva l’incremento al 5% del finanziamento alla Nato e c’è che sospetta (a ragion veduta) una diminuzione delle risorse per l’welfare. Che dire? Che fare? Chi a ragione? Chi ha torto?
Queste considerazioni appaiono come una delle grandi contraddizioni strutturali dell’Italia: un Paese in cui la ricchezza privata è alta, ma le finanze pubbliche sono fragili e zavorrate dal debito che ha superato la soglia dei 3.100 miliardi di euro. Questo squilibrio è noto in Europa, soprattutto ai Paesi “frugali” (Olanda, Austria, Svezia, ecc.), che ci chiedono più rigore.
Le spese inutili e sprechi principali nel bilancio pubblico:
– Sussidi a pioggia non mirati (es. bonus elettorali senza visione).
– Spesa pubblica inefficiente: burocrazia lenta, enti inutili, doppioni amministrativi.
– Evasione fiscale ancora enorme: circa 90 miliardi l’anno.
– Clientelismo politico: nomine, incarichi, e spese legate al consenso.
– Municipalizzate e partecipate che generano perdite.
Che fare?
1. Riforme vere della PA, digitalizzazione e taglio delle inefficienze.
2. Riqualificare la spesa pubblica, spostandola da assistenzialismo a investimenti produttivi (scuola, sanità, infrastrutture).
3. Lotta seria all’evasione, senza misure simboliche.
4. Ridurre il numero di enti e livelli amministrativi.
5. Coinvolgere la ricchezza privata in progetti pubblici (es. housing sociale, sanità integrata, cultura).
Conclusione
L’Italia ha risorse, ma le gestisce male. Servono coraggio politico, visione a lungo termine e rigore nella spesa, non solo slogan. Altrimenti resteremo un Paese “ricco” che vive da povero, guardato con sospetto dai partner europei.
10 dicembre 2025





