Donald Trump, da incompetente qual’è, sopratutto in questione economiche, ha ritenuto di risolvere I problemi annosi degli Stati Uniti con un tocco della sua bacchetta magica. Ed ha fatto un bel flop.
La sua politica economica, asse centrale nel suo mandato iniziato a gennaio 2025, si basa su un approccio protezionistico e nazionalista (“Make America Great Again”), focalizzato su dazi doganali per proteggere l’industria interna e tagli fiscali significativi. Le sue competenze si fondano sulla gestione della Trump Organization (e questo nessuno osa metterlo in dubbio) e mirano a ridurre il deficit commerciale attraverso la coercizione economica.
Ecco i punti chiave delle competenze e strategie economiche di Trump:
Dazi e protezionismo: imposizione di dazi elevati (es. 25% su merci da Messico e Canada20% su merci cinesi) per incentivare la produzione locale e ridurre la dipendenza estera.
Coercizio ne economica: utilizzo dei dazi come strumento di negoziazione geopolitica.
Approccio “America first”: focalizzazione sulla creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti e protezione del settore manifatturiero.
La strategia ha attirato critiche per i potenziali effetti negativi sul commercio internazionale, con timori di ritorsioni e impatti sulla stabilità del dollaro.
Alcuni deficit si spostano tra partner (es. Cina → Messico/Vietnam) invece di ridursi complessivamente.
4. Il quadro storico più ampio
Il deficit commerciale Usa, e non è una novità degli ultimi anni, ma nemmeno una conseguenza esclusiva dei dazi di Trump: dagli anni ’90 gli Stati Uniti sono in rosso pressoché costante nella bilancia commerciale, importando più di quanto esportano.
5. Impatto sull’economia
Un deficit commerciale così ampio può avere diverse implicazioni:
– Non significa necessariamente recessione, ma indica che la domanda interna supera la produzione esportata e che il paese tende a importare risorse dall’estero.
– Alcuni analisti osservano che i dazi possono aumentare i costi dei beni e l’inflazione interna, compensando parte dei benefici che si sperava di ottenere con il protezionismo.
In sintesi
Il deficit commerciale statunitense resta molto elevato nonostante i dazi imposti da Trump.
Possiamo cercare di spiegare anche come un deficit commerciale influenzi l’economia interna (crescita del PIL, inflazione, produzione domestica e occupazione) negli Stati Uniti o in altri grandi Paesi. Approfondiamo questo aspetto.
12- Gli Stati Uniti continuano a importare beni dall’estero (tecnologia, componenti, prodotti di consumo) anche da altri Paesi quando cambiano i dazi.
– Le catene globali del valore sono complesse: molte imprese americane dipendono da input produttivi esteri per la loro economia.
– Alcuni deficit si spostano tra partner (es. Cina → Messico/Vietnam) invece di ridursi complessivamente.
4. Il quadro storico più ampio
Il deficit commerciale Usa non è una novità degli ultimi anni e nemmeno una conseguenza esclusiva dei dazi di Trump: dagli anni ’90 gli Stati Uniti sono in rosso pressoché costante nella bilancia commerciale, importando più di quanto esportano.
5. Impatto sull’economia
Un deficit commerciale così ampio può avere diverse implicazioni:
– Non significa necessariamente recessione, ma indica che la domanda interna supera la produzione esportata e che il paese tende a importare risorse dall’estero.
– Alcuni analisti osservano che i dazi possono aumentare i costi dei beni e l’inflazione interna, compensando parte dei benefici che si sperava di ottenere con il protezionismo.
In sintesi
Il deficit commerciale statunitense resta molto elevato nonostante i dazi imposti da Trump.
3 febbraio 2026
2. Fine





