Il prof. Carlo Cottarelli ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui mette a confronto la stagnazione italiana con il dinamismo dei vicini europei e le opportunità (spesso sprecate) derivanti dalla fuga di talenti dagli USA.
Scrive Cottarelli: ”Il vento politico contro la scienza negli Stati Uniti comincia a materializzarsi in conti precisi indicando anche dove guardano i ricercatori per il loro futuro. Sono 10.109 i dottorati in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (le materie STEM) e nei settori della salute che finora hanno lasciato il loro incarico entro il 2025 dopo i tagli annunciati dal presidente Donald Trump. L’esodo è stato calcolato dalla rivista americana Science esaminando i dati sull’occupazione pubblicati dalla Casa Bianca valutando l’impatto sulle 14 agenzie di ricerca degli States: dai National Institutes of Health alla Nasa. Le uscite maggiori hanno coinvolto la ricerca sanitaria, l’energia e l’ambiente. Ma il processo che ha impoverito complessivamente del 17% la popolazione dei dottorati, continua prospettando l’aggravamento della situazione riducendo le capacità degli Usa sulla scena mondiale. L’allarme lanciato dal mondo scientifico è stato solo in parte raccolto dal Congresso che ha cancellato alcune pesanti riduzioni di finanziamento richieste da Trump come quelle riguardanti i National Institutes of Health. La fuga verso altre nazioni è in varie direzioni: Cina, Australia, Canada ed Europa, ma con diverse opportunità e alcuni dubbi. Pechino ha attivato un nuovo tipo di visto per scienziati interessati. L’UE ha investito 500 milioni di euro per attrarre cervelli statunitensi i quali manifestano preferenze tenendo conto anche delle iniziative nazionali, italiane comprese. I Paesi nordici come la Danimarca sono maggiormente considerati assieme alla Germania dove la rete degli istituti Max Planck appare un saldo approdo. Altri Paesi come la Gran Bretagna sono poco considerati per i bassi stipendi o per la non rosea situazione economica come la Francia. In Europa spaventa la mancanza di stabilità e l’assenza di una strategia che garantisca il domani e che si traduce in una perdita di opportunità che l’ottusità della politica americana sta offrendo”.
1. L’Italia e il confronto con le “Tigri del Sud”
Cottarelli evidenzia un dato preoccupante: mentre l’Italia registra una crescita modesta (0,3% nell’ultimo trimestre del 2025), altri Paesi mediterranei come Spagna, Grecia e Portogallo stanno correndo.
- Il divario: la Spagna cresce al 3% annuo, mentre l’Italia resta ferma allo “zerovirgola”.
- Il recupero mancato: se tra il 1999 e il 2019 tutti i Paesi del Sud Europa avevano perso terreno, oggi solo l’Italia non riesce a invertire la rotta e agganciare la media europea.
2. Lo shock scientifico negli USA: L’esodo STEM
Un fattore chiave per la crescita futura è l’innovazione. Cottarelli osserva cosa sta accadendo negli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump:
- Tagli e fughe: oltre 10.000 dottori di ricerca (settori STEM e salute) hanno lasciato i loro incarichi nelle agenzie governative (NASA, NIH, ecc.) a causa dei tagli ai finanziamenti.
- Impoverimento: la popolazione dei ricercatori negli USA è diminuita del 17%, minando la competitività globale americana.
3. L’opportunità per l’Europa (e l’Italia)
L’ottusità della politica scientifica americana offre un’occasione d’oro per attirare “cervelli” d’eccellenza, ma l’Europa risponde in modo frammentato:
- I vincitori: Cina, Canada e Australia sono in prima linea. In Europa, la Germania (grazie agli istituti Max Planck) e la Danimarca sono le mete preferite.
- I punti deboli: la Gran Bretagna sconta stipendi bassi, la Francia l’instabilità economica.
- Il paradosso europeo: nonostante un investimento di 500 milioni di euro per attrarre scienziati americani, l’UE soffre per la mancanza di una strategia unitaria e di stabilità a lungo termine.
In sintesi
Per Cottarelli, la bassa crescita italiana si combatte non solo riducendo i costi (come l’energia), ma soprattutto inserendosi in questi flussi globali di talento. Senza una strategia per attrarre capitale umano qualificato, l’Italia rischia di restare spettatrice mentre il resto del mondo (e del Sud Europa) accelera.
3 febbraio 2026





