Marco Bresolin ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui rivela che la Commissione Europea ha inflitto una multa di 120 milioni di euro alla piattaforma X (di proprietà di Elon Musk), la prima sanzione adottata nell’ambito del Digital Services Act (DSA).
Punti chiave dell’articolo:
- Tempistica e contesto: la decisione è arrivata in un momento delicato per le relazioni transatlantiche, caratterizzato da polemiche legate a un rapporto USA sulla sicurezza nazionale e a indiscrezioni su un disimpegno USA nella NATO.
- Reazione USA: la multa ha scatenato l’ira di politici americani, che l’hanno interpretata come un attacco alla libertà di espressione e alle aziende statunitensi.
- JD Vance (vice presidente) ha parlato di un attacco alle aziende americane con “spazzatura”.
- Marco Rubio (Segretario di Stato) ha definito la sanzione non solo un attacco a X, ma “un attacco a tutte le piattaforme tecnologiche americane e al popolo americano da parte di governi stranieri”.
- Reazione italiana: anche il vicepremier Matteo Salvini ha criticato Bruxelles, definendo la multa “un attacco alla libertà di espressione” e la legge un “bavaglio europeo”.
- Motivazione della Commissione UE: la Commissione ha smentito che la multa sia legata alla censura, specificando che la sanzione riguarda la violazione degli obblighi di trasparenza del DSA. Le tre violazioni contestate sono:
- Il sistema della spunta blu:permette di acquistare account verificati in assenza di titoli, esponendo gli utenti a rischi di truffe e manipolazioni (€ 45 milioni). Accesso inadeguato agli archivi pubblicitari:fondamentale per contrastare disinformazione coordinata, truffe e minacce ibride (€ 35 milioni).
- Limiti all’accesso ai dati per i ricercatori (€ 40 milioni).
Prossimi passi: l’importo della multa è stato calcolato in modo “proporzionato” in base alla gravità e durata delle violazioni. X avrà tra 60 e 90 giorni per presentare un piano d’azione per mettersi in regola, altrimenti scatteranno ulteriori penalità. La Commissione ha notato che X non ha offerto impegni formali, a differenza di TikTok, che ha proposto rimedi vincolanti sulla questione degli archivi pubblicitari.
6 dicembre 2025





