Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Economia

Come sono stati finanziati i centri migranti in Albania

Milena Gabanelli e Simona Ravizza hanno pubblicato sul Corriere della Sera, un articolo in cui analizzano i costi e le problematiche legali relative all’accordo tra Italia e Albania per la gestione dei migranti.

Gli oltre 670 milioni di euro stanziati per i centri in Albania destinati ai migranti, e di fatto vuoti, non sono soldi recuperati in più da qualche parte, ma sono risorse tolte ad altre voci di spesa. Da dove arrivano? La ricostruzione che segue mostra che quando un progetto politico diventa prioritario, i fondi si trovano, anche a costo di ridurre quelli destinati a settori già miseri, come Istruzione, Sanità, Lavoro.

Scrivono Gabaneli e Ravizza: ”Il 6 novembre 2023 il governo italiano ha siglato un protocollo con l’Albania per il trasferimento dei migranti soccorsi in acque internazionali da navi italiane. L’accordo prevede la creazione di un hotspot a Shëngjin per le procedure di identificazione e una struttura a Gjadër destinata alla gestione delle richieste d’asilo e alla detenzione degli stranieri irregolari in attesa di rimpatrio, che resta comunque di competenza italiana e deve essere eseguito dal nostro Paese. Gjadër comprende un Centro per il trattenimento dei richiedenti asilo, un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e un penitenziario.”

La sintesi dell’articolo:

  1. Costi e provenienza dei fondi:
    1. Il costo complessivo del protocollo con l’Albania è di oltre 670 milioni di euro (671,6 milioni totali fino al 2028).Queste risorse non sono fondi aggiuntivi, ma sono state sottratte ai bilanci di altri ministeri, colpendo settori come Sanità, Scuola e Lavoro.
    1. Nello specifico, i 169,6 milioni di euro stanziati per la costruzione (73,5 milioni) e le spese operative del 2024 (96,1 milioni) provengono da fondi straordinari e da tagli operati su 15 ministeri, tra cui MEF, Affari Esteri, Università e Ricerca.
  2. L’accordo e le strutture:
    1. Il protocollo siglato il 6 novembre 2023 prevede la creazione di un hotspot a Shëngjin per l’identificazione e una struttura a Gjadër per la gestione delle richieste d’asilo, la detenzione degli irregolari e il rimpatrio.
    1. La competenza per il rimpatrio resta italiana. Il governo intendeva applicare la “procedura accelerata di frontiera” (28 giorni) per i migranti provenienti da “Paesi di origine sicura”.
  3. L’azzardo giuridico e gli esiti:
    1. Fin dall’inizio, l’operazione è stata considerata un azzardo giuridico, in particolare sulla definizione di “Paese sicuro”.La Corte di Giustizia UE (ottobre 2024) ha stabilito che un Paese è sicuro solo se non presenta rischi di persecuzione in assoluto.Il Tribunale di Roma (ottobre 2024 e novembre 2024) e la Corte d’appello di Roma (gennaio 2025) hanno ripetutamente non convalidato il trattenimento di diversi gruppi di migranti in Albania, ordinandone il trasferimento in Italia, a causa dell’impossibilità di considerare “sicuri” i Paesi di provenienza.A marzo 2025, i centri sono stati destinati anche alla detenzione di migranti irregolari già presenti in Italia (di fatto, CPR extraterritoriali), misura anch’essa oggetto di rinvio alla Corte di Giustizia UE da parte della Cassazione.
    1. A inizio ottobre 2025, il bilancio è di almeno 66 immigrati rispediti in Italia per ordine dei tribunali e circa 20 detenuti in Albania, numeri ben lontani dalla rotazione prevista di 3.000 migranti al mese.
  4. Conclusioni:
    1. L’articolo conclude che il progetto rischia di essere più di propaganda che di sostanza rispetto agli obiettivi dichiarati, con costi annuali che supereranno i 125 milioni di euro fino al 2028. L’organizzazione Actionaid ha presentato un esposto alla Corte dei conti riguardo a queste spese. 4 novembre 2025