Flavia Perina ha pubblicato un articolo su La Stampa sulla controversia sul membro del Garante della Privacy, Agostino Ghiglia, è solo il sintomo di un problema strutturale sulla molto più ampio che riguarda l’intera autorità.
Sostiene Perina: ”C’è un vulnus evidente nel «Ghiglia si dimetta» intonato a gran voce da Movimento Cinque Stelle e Avs, e il vulnus è che l’Ufficio del Garante della Privacy – da quel che si legge, da quel che ha rivelato Report – è un consesso di potenziali Ghiglia: tutti con vincoli di obbedienza politica evidenti perché tutti nominati dai partiti per via diretta e per ragioni poco attinenti alla trasparenza e all’interesse pubblico che dovrebbe essere la missione della struttura”.
Ecco una sintesi dei punti chiave:
- Vulnus strutturale: l’autrice sostiene che la richiesta di dimissioni di Ghiglia da parte di M5S e Avs mette in luce un problema evidente: l’ufficio del Garante è composto da membri con vincoli di obbedienza politica evidenti, in quanto tutti nominati direttamente dai partiti per logiche lontane dalla trasparenza e dall’interesse pubblico.
- Le nomine del 2020: l’attuale Authority è stata insediata tramite una “commedia” politica dominata dalla “caccia al settantenne”. L’obiettivo era trovare un candidato più anziano di Ignazio La Russa (designato da FdI) per impedirgli di conquistare la presidenza per anzianità. PD e M5S si accordarono su Pasquale Stanzione; una volta sciolto il nodo della presidenza, i restanti ruoli furono assegnati ai fedelissimi dei vari partiti.
- Inadeguatezza all’epoca digitale: l’articolo si chiede se una struttura nata da queste logiche politiche sia in grado di affrontare le sfide attuali, che vanno dai conflitti di routine (come il caso Report) a scenari ben più complessi e pericolosi, come la violazione permanente della riservatezza nell’Italia di Paragon e Equalize, l’abuso digitale, le manipolazioni online e le prospettive distopiche di sorveglianza (es. Palantir).
- Il “Caso Garante”: la selezione politica, che forse era adeguata trent’anni fa (all’epoca dei primi cellulari e di Internet embrionale), è oggi accecante nella sua sproporzione rispetto all’enormità delle responsabilità. I dati personali sono il “petrolio” del capitalismo delle piattaforme (citando Shoshana Zuboff). L’autrice conclude con la domanda retorica se sia sensato mettere a guardia di questi giacimenti non-eletti da “risarcire” politicamente, fedelissimi di campagna elettorale o individui scelti solo per la loro anzianità. 4 novembre 2025





