Federico Rampini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui parla delle lotte tra gli Stati per il controllo del petrolio e delle terre rare. Si è scatenata la corsa (in evoluzione) per le riserve strategiche.
Scrive Rampini: ”L’intelligenza artificiale viene chiamata «economia immateriale». È un’espressione ingannevole. Dietro un algoritmo ci sono data center, centrali elettriche, rame, silicio, terre rare, litio, grafite. Dietro un’automobile elettrica ci sono miniere e raffinerie. Perfino le tecnologie più avanzate ci riportano alla geografia e alla geologia. Dopo avere parlato nella lezione precedente della gara tecnologica fra America e Cina, arriviamo al piano terra della potenza: chi controlla le risorse necessarie per far funzionare tutto il resto”.
E prosegue: ”Le risorse strategiche non sono soltanto minerali. Il petrolio continua a ricordarcelo. La guerra con l’iran ha trasformato ancora una volta lo Stretto di Hormuz in una delle strozzature più pericolose dell’economia mondiale. Prima del conflitto vi transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto commerciati via mare. Missili, droni, mine, premi assicurativi e minacce iraniane hanno ridotto il traffico”.
E infine: ”Arriviamo così alla conclusione delle nostre nove lezioni. Siamo partiti dall’idea che «l’economia è guerra». Le risorse strategiche ci riportano allo stesso punto. Nel mondo della geoeconomia, un magnete, una batteria, un oleodotto o un porto possono diventare armi. Le grandi potenze cercano di controllare le dipendenze altrui e di ridurre le proprie. È forse la regola più utile con cui chiudere questo viaggio nella geopolitica: le carte geografiche contano ma non sono immobili. Quando una risorsa diventa un’arma, il resto del mondo comincia a cercare un’altra strada”.
1. L’illusione dell’«economia immateriale»
L’espressione «economia immateriale» applicata all’Intelligenza Artificiale o alle tecnologie avanzate è ingannevole. Dietro algoritmi, auto elettriche e smartphone ci sono risorse fisiche ben concrete: data center, centrali elettriche, rame, silicio, litio, grafite e terre rare. La transizione energetica e la tecnologia non eliminano la geopolitica delle risorse, ma ne creano una nuova.
2. Il monopolio cinese sulle terre rare
La Cina ha conquistato una posizione dominante nell’estrazione, raffinazione e trasformazione delle terre rare in magneti. Questo dominio non è un fatto naturale, ma l’esito di una pianificazione strategica pluridecennale condotta tollerando alti costi ambientali e finanziando la filiera, mentre Occidente ed Europa chiudevano miniere e impianti. Pechino utilizza ora il controllo dell’export (gallio, germanio, grafite) come leva geopolitica e commerciale.
3. La reazione dell’Occidente e la “Pax Silica”
Gli Stati Uniti stanno rispondendo con una vera e propria politica industriale di Stato (tramite prestiti, garanzie pubbliche e finanziamenti del Pentagono) per ricostruire un’intera filiera “dalla miniera al magnete”.
- Pax Silica: l’iniziativa americana a cui ha aderito l’Italia collega minerali critici, energia, semiconduttori, data center e IA per creare catene di fornitura “fidate” tra Paesi alleati, riducendo la dipendenza dalla Cina.
4. L’innovazione e la risposta tecnologica
Oltre alla geopolitica, l’altra risposta alla scarsità è il cambio tecnologico. La ricerca sta sviluppando alternative ai minerali critici (es. batterie agli ioni di sodio, anodi al silicio, zolfo) per far fronte al rincaro o al rischio politico dei materiali tradizionali.
5. Dallo Stretto di Hormuz alla flessibilità delle risorse
Anche nel campo degli idrocarburi tradizionali, crisi come la chiusura o la minaccia dello Stretto di Hormuz mostrano la vulnerabilità dei mercati. Tuttavia, la storia dimostra che l’umanità reagisce: diversificando le forniture (es. oleodotti alternativi in Arabia Saudita ed Emirati), aumentando l’efficienza o creando nuove tecnologie (shale gas, GNL).
Conclusioni
Il Risiko globale non dipende unicamente dalla presenza di giacimenti, ma da chi sa raffinare i materiali, finanziare gli impianti, proteggere le rotte navali e sviluppare sostituti. In questo contesto la geoeconomia trasforma ogni risorsa in un’arma; tuttavia, le dinamiche geografiche e strategiche non sono statiche, poiché di fronte alle dipendenze il resto del mondo cerca sempre nuove strade e soluzioni.
27 agosto 2026





