Samuele Finetti e Federico Fubini hanno pubblicato sul Corriere della Sera, un articolo in cui analizzano la controversia scoppiata negli Stati Uniti dopo la pubblicazione di intercettazioni che coinvolgono Steve Witkoff, inviato del presidente Trump.
Dicono Finetti e Fubini: «È chiaro che Steve Witkoff favorisce i russi. Non ci si può più fidare di lui nei negoziati. Va licenziato: un agente pagato dai russi non avrebbe potuto fare di meglio». Quello che molti pensano nel fronte conservatore americano, ma che quasi nessuno ha il coraggio di affermare apertamente, lo dice Don Bacon, deputato repubblicano del Nebraska. Mentre per Brian Fitzpatrick, rappresentante repubblicano della Pennsylvania, le parole di Witkoff sono «un grosso problema: finiamola con questi incontri segreti e affidiamo al segretario di Stato Marco Rubio una trattativa da condurre in modo corretto e obiettivo».
Sintesi dell’articolo
La bufera e le intercettazioni. La controversia è nata a seguito della pubblicazione da parte di Bloomberg di una registrazione di una conversazione avvenuta il 14 ottobre tra Steve Witkoff e il consigliere di Vladimir Putin, Yuri Ushakov. Nelle telefonate, Witkoff avrebbe fornito consigli al Cremlino sul piano di pace, sollevando il sospetto di favorire la Russia.
Reazioni a Washington. Il partito repubblicano appare diviso:
- Critiche: il deputato repubblicano Don Bacon ha chiesto il licenziamento di Witkoff, affermando che è chiaro che l’inviato favorisce i russi e che non è più affidabile. Brian Fitzpatrick (R-Pennsylvania) ha definito l’episodio “un grosso problema” e ha proposto di affidare i negoziati al Segretario di Stato Marco Rubio.
- Difesa della Casa Bianca: il presidente Donald Trump e la Casa Bianca hanno respinto le critiche e confermato il “pieno appoggio” a Witkoff, definendo la conversazione come “nulla di scorretto” e lodando Witkoff come un “negoziatore di successo”. Trump stesso ha minimizzato, definendo le frasi di Witkoff “standard” in un negoziato. È stato confermato che Witkoff si recherà a Mosca per incontrare Putin.
Reazione russa e sospetto ucraino
- Mosca ha accolto la rivelazione con “irritazione,” confermando implicitamente l’autenticità ma definendola inaccettabile e suggerendo che la fuga di notizie miri a sabotare i negoziati.
- Gli ucraini si sentono “sempre più in trappola” a causa del sospetto di un’intesa Mosca-Washington alle loro spalle. L’agenzia Reuters ha riportato che il piano di pace in 28 punti presentato dagli americani deriverebbe da un documento informale (“non-paper”) ricevuto dagli USA dalla Russia in ottobre. A supporto di questa tesi, si menziona che un’intelligenza artificiale avrebbe rilevato nel testo statunitense una costruzione di frasi tipica della lingua russa.
- Nonostante i sospetti, il consigliere di Zelensky, Mikhail Podolyak, ha minimizzato l’episodio Witkoff-Ushakov, affermando che “non avrà conseguenze” sulle trattative e che non ci vede “nulla di filorusso.”
Prospettive di pace Mosca continua a frenare, sostenendo che sia “prematuro parlare di pace” e rifiutando le modifiche al piano iniziale discusse dagli americani con gli europei. Il presidente ucraino Zelensky e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno concordato sulla necessità di inasprire le sanzioni contro Mosca finché la Russia continuerà a respingere gli sforzi di pace.
27 novembre 2027






