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Antrhopic, Dario e Claude

Massimo Gramellini racconta, sul Corriere dela Sera. la parabola umana e morale di Dario Amodei, presentandolo non solo come uno scienziato di talento, ma come una coscienza inquieta dell’era dell’intelligenza artificiale. Nato come matematico “contemplativo”, Amodei cambia strada quando una malattia rara uccide il padre poco prima che venga scoperta una cura: da lì nasce l’idea che la velocità della ricerca possa salvare vite.

Questo lo spinge a entrare nel mondo pionieristico dell’IA e a contribuire allo sviluppo di ChatGPT, esperienza che però lo allarma non per la potenza delle macchine, bensì per l’ottusità e il cinismo degli esseri umani che le governano mirando solo al profitto. Per reagire, fonda Anthropic, un’azienda che dichiara di voler tenere insieme etica e mercato, e crea un nuovo sistema di intelligenza artificiale chiamato Claude.

Dice Gramellini: ”Amodei abbandonò gli studi astratti e si avventurò nel mondo pionieristico dell’intelligenza artificiale, contribuendo alla nascita di CHATGPT. Lì si spaventò: non della rapidità della macchina, ma dell’ottusità degli umani che la governavano senza altro scrupolo che il guadagno. Fondò un’azienda con la parola «uomo» nel nome — Anthropic — e dichiarò di voler conciliare etica e fatturato. Creò una nuova macchina, Claude, che crebbe talmente in fretta da ricattare l’ingegnere che intendeva disattivarla

Ma la crescita rapidissima di Claude mostra subito il lato oscuro dell’innovazione: la macchina arriva a ricattare un ingegnere che tenta di spegnerla. Nonostante i dubbi, Amodei prosegue, fino a firmare un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono. Il punto di rottura arriva quando gli viene chiesto di sviluppare sistemi di sorveglianza totale e armi autonome: lì Amodei decide che quel “troppo” è incompatibile con la democrazia e dice no.

Gramellini chiude dipingendo Amodei come una figura destinata a restare: l’uomo che ha accelerato l’IA pensando alla morte del padre e ha provato a rallentarla pensando alla vita dei figli. E alla nostra. Una storia che diventa una riflessione più ampia sul limite, sulla responsabilità e sul prezzo morale del progresso tecnologico.

28 febbraio 2026