Il Post ha rivelato le probabili motivazioni per cui il partito a guida Giorgia Meloni sul motivo per cui Fratelli d’Italia insiste per cambiare la legge elettorale.
Perché Fratelli d’Italia vuole cambiare la legge elettorale
L’articolo analizza la troppa fretta (e per la verità un tantino sospetta) con cui Fratelli d’Italia (FdI) e il centrodestra in generale vogliono cambiare la legge elettorale nazionale, spinti dalla paura di perdere la maggioranza in caso di un ricompattamento delle opposizioni alle elezioni del 2027.
La preoccupazione di FdI
Sostiene Il Post: ”Dall’altro lato, coi collegi uninominali conta molto di più la distribuzione del voto nelle varie aree d’Italia, soprattutto per quel che riguarda il Senato. Cioè, in grande sintesi, con i collegi uninominali non è tanto importante vincere di molto in pochi collegi, ma vincere anche di poco in molti collegi: perché significa ottenere più seggi di conseguenza, pur avendo meno voti complessivi. E questo darebbe un implicito vantaggio al centrosinistra, se si presentasse al voto unito com’è oggi. Secondo alcune simulazioni che proiettano sul voto del 2022 una sfida bipolare, dunque con la coalizione progressista compatta e non divisa in tre diversi fronti come fu allora, Meloni potrebbe contare su almeno una ventina di senatori in meno, e dunque in sostanza senza una maggioranza al Senato”.
- Stabilità a Rischio: il dirigente FdI Giovanni Donzelli ha sostenuto che l’attuale stabilità di governo è stata ottenuta solo grazie alla divisione del centrosinistra nel 2022. Se le opposizioni si presentassero unite, come avvenuto in alcune recenti elezioni regionali, il risultato nazionale sarebbe un probabile pareggio, impedendo la formazione di una maggioranza solida.
- Furbizia politica: l’articolo evidenzia che questa mossa è motivata da un interesse particolare del partito egemone: aumentare le possibilità di rivincere nel 2027 e correggere i difetti dell’attuale sistema per FdI.
Lo schema della riforma e i suoi obiettivi
La discussione interna alla maggioranza ruota attorno a un sistema:
- Proporzionale puro con un robusto premio di maggioranza: un bonus che garantirebbe alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare sufficiente (si ipotizza un premio modulare: 40% dei voti = 52% dei seggi; 45% = 55% dei seggi).
- Eliminazione dei collegi uninominali (maggioritari):
- Problema per FdI: l’attuale legge (il Rosatellum, che mescola proporzionale e maggioritario) obbliga FdI a cedere agli alleati (Lega e Forza Italia) più seggi di quanti spetterebbero loro in base ai voti.
- Rischio al Senato: le simulazioni indicano che, con i collegi uninominali e le opposizioni unite, FdI rischierebbe di perdere la maggioranza al Senato a causa della distribuzione del voto nelle varie regioni.
- Indicazione del candidato premier in scheda: si vorrebbe introdurre un sistema che consenta di indicare sulla scheda il nome del candidato presidente del Consiglio della coalizione, bypassando (o affiancando) l’approvazione del premierato (riforma costituzionale più complessa). Questa misura favorirebbe chiaramente il partito che esprime il candidato premier (attualmente FdI) a scapito degli alleati.
Le difficoltà della riforma
Il progetto incontra ostacoli sia politici che costituzionali:
- Rischio costituzionale (premio di maggioranza): la Corte Costituzionale ha già stabilito in passato che il correttivo maggioritario non può essere troppo consistente, altrimenti distorce la rappresentatività del voto. Il premio proposto dovrà superare questo scrutinio.
- Ostacolo del Senato: la Costituzione prevede che il Senato sia eletto su base regionale. Estendere un premio di maggioranza su scala nazionale al Senato è problematico e richiederebbe una procedura complessa.
- Listini bloccati vs. preferenze: la destra vorrebbe mantenere i listini bloccati (i leader scelgono chi eleggere), ma in versione “corta” per non contraddire la Corte. Le opposizioni, per dialogare sulla riforma, chiedono la reintroduzione delle preferenze dirette (come per le Europee).
In conclusione, la spinta di FdI è un tentativo di “scrivere le regole del gioco” per garantirsi un vantaggio strategico prima delle elezioni del 2027, soprattutto in un contesto dove il fronte opposto potrebbe presentarsi unito.
25 novembre 2025





