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Esteri

Putin vuole arrivare a Kyiv. Gli obiettivi del bluff sul “piano di pace”

Nona Mikhelidze ha pubblicato su Il Foglio un lungo articolo in cui spiega l’atteggiamento degli americani che danno la sensazione di sposare in toto le tesi putiniane. Ed ecco il grand bluff. Lo zar vuoe arrivare a Kyiv, cacciare Zelensky e mettere al suo posto un suo uomo, modello Bielorussia, insomma. In 100 giorno solo questo si può realizzare, ossia la resa dell’Ucraina.

L’articolo della Mikhelidze analizza la posizione precaria di Kyiv, la cui stabilità strategica dipende in modo cruciale dal sostegno incostante di Washington, specialmente nell’attuale contesto politico americano che vede Donald Trump come una figura centrale e imprevedibile.

Sostiene la Mikhelidze: ”L’equilibrio strategico dell’ucraina resta appeso agli umori di Washington. E’ questa la verità spiacevole con cui Kyiv deve fare i conti mentre il sostegno americano vacilla per l’ennesima volta, a quasi quattro anni dall’invasione su larga scala russa. Nella capitale ormai lo si dice senza cautela: “Ammettiamolo, Washington non è più il nostro alleato. Il massimo a cui possiamo aspirare oggi è che l’amministrazione del presidente Trump resti neutrale e continui a venderci armi, direttamente e tramite gli europei”.

E aggiunge: ”l’inviato speciale di Trump, Steven Witkoff, non ha mai smesso di interagire con emissari russi per “trovare una bozza di pace”. E i russi gli hanno fatto recapitare un documento in 28 punti – scritto originariamente in russo e solo successivamente tradotto in inglese – che propone, di fatto, la resa dell’Ucraina

Il nodo Washington

  • Alleato inaffidabile: l’Ucraina considera Washington non più un alleato certo, ma un attore con cui cercare di mantenere un rapporto collaborativo per non perdere l’indispensabile aiuto militare (soprattutto per la difesa aerea), aspirando a una neutralità sotto un’amministrazione Trump.
  • Crisi nei rapporti: il rapporto tra USA e Ucraina è stato teso da vari episodi, come scontri diretti tra Trump e Zelensky, il duro negoziato su un accordo sui minerali “di natura coloniale” (poi rinegoziato da Kyiv) e l’accoglienza di Vladimir Putin a un vertice in Alaska.
  • Capacità di reazione di Kyiv: nonostante le difficoltà e le pressioni di Mosca per una rottura definitiva, Kyiv, anche grazie al supporto europeo, è riuscita a ricucire i rapporti e a far apparire Putin come il vero ostacolo alla pace.

Il “Piano di pace” russo: un bluff strutturale

  • La bozza russa: l’inviato speciale di Trump, Steven Witkoff, ha ricevuto dagli emissari russi una bozza di “pace” in 28 punti che, di fatto, equivale a una resa dell’Ucraina.
  • Punti inaccettabili: nonostante il piano violi numerosi trattati internazionali, la sua inaccettabilità strutturale per Kyiv si riduce a due punti non negoziabili (e la cui modifica sarebbe inaccettabile per Mosca):
    • Cessione di parte della regione di Donetsk: cedere questo territorio non solo richiederebbe un referendum e tradirebbe 200.000 cittadini, ma significherebbe consegnare ai russi la principale fortezza militare ucraina costruita dal 2014, aprendo la strada verso il resto del Paese.
    • Quasi dimezzamento delle Forze Armate Ucraine: Gli ucraini considerano le proprie Forze Armate come l’unica vera garanzia di sicurezza. Qualsiasi limite imposto all’esercito, l’istituzione più apprezzata nel Paese, è visto come un passo verso la fine dello Stato.

L’obiettivo reale del Cremlino

  • Non la pace: il Cremlino ha presentato un piano irrealizzabile non per cercare la pace, ma per innescare un processo di rottura definitiva tra Stati Uniti e Ucraina e, in un secondo momento, tra Stati Uniti ed Europa.
  • Obiettivo finale: Kyiv. Isolando Kyiv e interrompendo gli aiuti occidentali, Mosca spera di trovare l’Ucraina sola sul campo di battaglia e poter finalmente tentare di raggiungere il suo obiettivo finale: la conquista di Kyiv.

La responsabilità europea

La conclusione è che l’Europa deve affrontare il problema Trump assumendosi la piena e diretta responsabilità nel sostegno a Kyiv, sbloccando gli asset russi e investendo massicciamente nelle Forze Armate ucraine per difendere l’intero continente.

25 novembre 2025