Viviana Mazza ha pubblicato sul Corriere della Sera l’ormai famoso e stra-raccontato Piano in 28 punti del duo Putin-Trump. L’articolo rivela i dettagli sulla divulgazione e la ricezione del controverso “piano in 28 punti” per la pace in Ucraina, promosso dai consiglieri di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner.
Esordisce la Mazza: ”Il 25 e il 26 ottobre Witkoff e Kushner hanno incontrato Kirill Dmitriev, inviato di Putin, per diverse ore a Miami. Dmitriev, che è anche amministratore delegato del fondo sovranorusso, ha detto ad Axios il 17 novembre che lui e gli americani hanno lavorato per mettere nero su bianco quello che si erano detti Trump e Putin in Alaska. Ma è stato un funzionario americano il 18 novembre (non Dmitriev) a parlare ad Axios dei 28 punti e dei temi affrontati: pace in Ucraina, garanzie di sicurezza, sicurezza in Europa, futuri rapporti degli Usa con Russia e Ucraina. Anche se inizialmente il dipartimento di Stato disse agli europei, preoccupati, che quello non era un piano di Trump, il presidente americano (sebbene non nei dettagli secondo il Washington Post), il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio ne erano informati. E poi Trump ha chiesto che l’ucraina lo firmasse entro il Ringraziamento“
- Presentazione a Zelensky: il 16 novembre, due giorni prima che il piano fosse reso pubblico, Witkoff e Kushner lo lessero riga per riga a Zelensky in una telefonata.
- Fraintendimento e pressione: gli ucraini considerarono la chiamata solo come uno scambio di idee, mentre gli americani la intesero come una proposta formale. Quando un incontro programmato con Zelensky per il 19 novembre saltò, l’amministrazione Trump inviò il Ministro dell’Esercito, Dan Driscoll, il 20 novembre per consegnare la bozza di persona. Zelensky l’ha accettata come base per negoziare, sebbene “non potesse fare diversamente” data la pressione.
- Genesi del piano: la bozza è nata da conversazioni iniziate il 22 ottobre tra Witkoff e Kushner. Il 25 e 26 ottobre, i due hanno incontrato a Miami per diverse ore Kirill Dmitriev, l’inviato di Putin e amministratore delegato del fondo sovrano russo, per mettere per iscritto quanto discusso precedentemente tra Trump e Putin.
- Coinvolgimento di Trump: nonostante i primi tentativi del Dipartimento di Stato di minimizzare, il piano (che copre pace, garanzie di sicurezza e futuri rapporti USA/Russia/Ucraina) era noto a Trump, al Vicepresidente JD Vance e al Segretario di Stato Marco Rubio. Trump aveva chiesto che l’Ucraina lo firmasse entro il Giorno del Ringraziamento.
- Caos e normalizzazione: il coinvolgimento di Driscoll (su suggerimento di Vance) per presentare il piano in un contesto di visita militare creò l’apparenza di veri e propri “colloqui di pace,” generando confusione e preoccupazione, anche tra alcuni membri dell’amministrazione (come Rubio). Per ricondurre la situazione alla normalità diplomatica, Trump inviò Rubio, Witkoff, Kushner e Driscoll a Ginevra. Qui, Rubio pose agli ucraini la condizione di annunciare che il piano non era solo russo, ma che avevano contribuito anche loro.
- Stato attuale: nonostante le voci, la Casa Bianca ha dichiarato che non ci sono al momento piani per un incontro tra Trump e Zelensky, poiché il negoziato è ancora in divenire.





