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Politica

Sì alla nuova legge elettorale

Monica Guerzoni ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera nel quale sottolinea le opposte posizione della maggioranza di governo e delle opposizioni sulla lunga, lunghissima, battaglia per la riforma, l’ennesima, della legge elettorale. Il Melonellum, o Stabilicum che dir si voglia, è legge. Ieri è arrivato il via libera definitivo alla riforma elettorale dalla Camera con 227 favorevoli e 164 contrari. La premier Meloni: «Una risposta a chi ci voleva divisi». La protesta delle opposizioni: «È una truffa».

Scrive Guerzoni: ”Dopo il confronto tra Mattarella e Meloni, sono spuntati nel testo due articoli della Costituzione: il 67, che prevede l’assenza di vincolo di mandato per i parlamentari e il 92, sulla prerogativa del capo dello Stato di nominare il premier. La Corte costituzionale affronterà ogni aspetto controverso, dai capilista bloccati alla penalizzazione delle candidate donne, fino alla raccolta delle firme per le forze che non sono attualmente in Parlamento. Per il costituzionalista Stefano Ceccanti, le ultime due sono le «questioni di legittimità realmente fondate». Lo sbarramento di 300 mila firme da raccogliere è ancora troppo alto e la Corte potrebbe sindacare anche sul mancato equilibrio di genere per i capilista”.

Approvazione dello “Stabilicum”: la Camera ha approvato definitivamente la nuova legge elettorale con 227 voti favorevoli e 164 contrari. La premier Giorgia Meloni l’ha definita «una risposta a chi ci voleva divisi», mentre le opposizioni la contestano duramente definendola «una truffa».

Il ruolo del Presidente della Repubblica: il testo attende la firma di Sergio Mattarella, che interviene solo in caso di palese incostituzionalità. L’esecutivo ha già apportato importanti modifiche preventive al testo proprio a seguito delle interlocuzioni con il Colle:

Innalzamento della soglia per il premio di maggioranza al 42%.

Salvaguardia dell’articolo 67 (assenza di vincolo di mandato per i parlamentari) e dell’articolo 92 (prerogativa del Capo dello Stato nella nomina del Premier).

I dubbi di costituzionalità: la Consulta sarà chiamata a valutare vari aspetti critici del provvedimento: i capilista bloccati e la rappresentanza femminile. La soglia per la raccolta delle firme (fissata a 300 mila), considerata eccessiva per le forze politiche esterne al Parlamento.

Secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti, i rilievi più fondati riguardano proprio lo sbarramento delle firme e il mancato equilibrio di genere tra i capilista.

9 ottobre 2026