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Editoriali

Esagero, dunque sono: le parole al vento

Aldo Grasso, ha pubblicato sul Corriere dela Sera un articolo in cui analizza come l’iperbole sia diventata la norma (“canone”) nella comunicazione politica contemporanea.

Il giornalista individua in Donald Trump l’iniziatore di questa “torsione smodata”, che con il suo linguaggio volgare e confuso ha fatto esplodere i codici della comunicazione istituzionale. Questa tendenza è stata copiata anche dai politici italiani, portando a una vera e propria “corsa agli armamenti” della retorica, dove eccessi, iperboli e sarcasmi sostituiscono il linguaggio istituzionale, ormai ritenuto “inservibile”.

Grasso sottolinea che la lingua dei politici è sempre più infarcita di retorica ridondante:

  • Eventi ordinari vengono definiti “storici“.
  • Esiti elettorali sono etichettati come “sfide epocali” (Schlein).
  • Interventi personali si trasformano in culti (“Yo soy Giorgia…” – Meloni).
  • Gli avversari sono esageratamente descritti (es. “pluripregiudicato” – Salvini).

L’obiettivo di questo uso smodato dell’iperbole, spesso accompagnato da smorfie e atteggiamenti goffi, è suscitare una risposta emotiva nel pubblico (rabbia o entusiasmo), bypassando il dibattito razionale. Il politico che non è in grado di confutare sceglie di spaventare l’elettorato, presentandosi come vittima o paladino e fuggendo il confronto istituzionale.

In conclusione, Grasso riassume la logica di questa comunicazione citando l’insegnamento di Trump: chi esagera ha buone probabilità di essere sospettato di dire la verità. Il politico che esagera si lusinga di essere un “reprobo di rango”, un eletto al contrario, stimolato dall’enfasi della sua stessa retorica.

2 novembre 2025

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