Federico Rampini ha pubblicato sul Corriere della Sera, un editoriale in cui scrive delle pratiche scorrette utilizzate dalla Cina di Xi. Il Dragone ha anche sfruttato il dumping per colpire la concorrenza degli Stati Uniti.
Scrive Rampini: ”Questo dominio cinese è un problema perfino superiore per l’Europa, ancora meno provvista di filiere di approvvigionamento autonome. Gli ottimisti pensano che questo ricatto cinese sia destinato a esaurirsi nel tempo: una volta usato al tavolo negoziale, chi ne è stato vittima corre ai ripari. La pensa così il segretario al Tesoro Bessent: «Xi ha fatto un errore sulle terre rare, entro due anni saremo in grado di fare a meno della Cina». In America la reazione è cominciata: si tornano a sfruttare miniere in disuso sul territorio nazionale, i capitali pubblici e privati affluiscono in questo settore che era stato abbandonato sotto la pressione dei vincoli ambientalisti. Cominciano a spuntare innovazioni tecnologiche per produrre magneti senza l’uso di terre rare. Però la stima di Bessent non è condivisa da tutti, forse non sarà possibile affrancarsi così velocemente dalla dipendenza”.
L’arma del ricatto cinese: Il monopolio delle terre rare
Rampini si concentra sulla dipendenza strategica dell’Occidente dalla Cina per l’approvvigionamento delle terre rare, elementi chimici cruciali per l’industria civile e militare (motori elettrici, robot, missili, apparecchiature mediche).
- Il monopolio di Pechino: la Cina detiene una posizione dominante: 70% dell’estrazione globale, 90% della raffinazione/separazione chimica e oltre il 90% della produzione di magneti a base di terre rare. Questa concentrazione le conferisce un potenziale “punto di strangolamento” contro l’industria e la difesa di Stati Uniti ed Europa.
- Arma di ricatto: questo monopolio è stato usato come la più efficace arma di ricatto da Xi Jinping nelle trattative commerciali con Donald Trump. Per l’Europa, la situazione è ancora più critica a causa della minore autonomia nelle filiere di approvvigionamento.
Come gli USA hanno perso la leadership
L’articolo, basandosi su un’inchiesta di Daniel Kishi, ricostruisce la catena di errori che ha portato gli Stati Uniti a cedere il controllo di questo settore strategico alla Cina.
- Dominio originario: negli anni ’50 e ’60, gli USA, con la miniera di Mountain Pass in California e aziende come Magnequench di General Motors, dominavano la produzione “dalla miniera al magnete”.
- Il sorpasso cinese: negli anni ’80 e ’90, la Cina avviò una propria industria grazie a una politica industriale diretta, sussidi, agevolazioni fiscali e l’assenza di vincoli ambientali (Deng Xiaoping: “Il Medio Oriente ha il petrolio; la Cina ha le terre rare”).
- Errori americani:
- Vendita di tecnologie chiave: Nel 1995, General Motors vendette Magnequench a un consorzio che includeva aziende statali cinesi, trasferendo la produzione all’estero.
- Regolamentazione ambientalista: Problemi di regolamentazione (es. l’arresto della miniera di Mountain Pass nel 1998) contribuirono al declino.
- Tattica del dumping: Quando un produttore USA tentò di riaprire Mountain Pass, la Cina aumentò la produzione sovvenzionata, facendo crollare i prezzi e causando il fallimento dell’industria americana. Rampini sottolinea che il dumping è una tattica illegale ma usata sistematicamente da Pechino per uccidere la concorrenza estera.
La reazione e le prospettive future
- Ottimismo vs. realismo: Sebbene alcuni ottimisti, come il segretario al Tesoro Bessent, ritengano che l’Occidente possa affrancarsi dalla dipendenza cinese in pochi anni, non tutti condividono questa stima di rapidità.
- Segnali di reazione:
- Negli USA, si stanno riaprendo miniere in disuso, con l’afflusso di capitali pubblici e privati.
- Stanno emergendo innovazioni tecnologiche per produrre magneti senza l’uso di terre rare.
- General Motors si è impegnata a ricostruire una filiera domestica di magneti.
- L’amministrazione Trump ha avviato una partnership pubblico-privata con MP Materials (proprietaria di Mountain Pass), con la partecipazione del Pentagono.
In sintesi, l’editoriale evidenzia come la Cina abbia costruito il suo monopolio non solo attraverso una politica industriale aggressiva, ma anche sfruttando il dumping e gli errori strategici americani, creando un’enorme vulnerabilità per l’Occidente, che ora sta cercando con urgenza di ricostruire filiere autonome.
1 novembre 2025





