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Editoriali

Le guerre moderne non si vincono

Il prof. Andrea Riccardi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui sostiene che la guerra è tornata a essere uno strumento ordinario della politica internazionale, ma si rivela sempre più incapace di produrre soluzioni. È facile entrare in conflitto, quasi impossibile uscirne: né con una vittoria netta né attraverso un negoziato efficace. I conflitti contemporanei tendono così a eternizzarsi, moltiplicando vittime, distruzioni e instabilità.

Dice Riccardi: ”Siamo in una stagione in cui la guerra, da «flagello» come recitava lo Statuto delle Nazioni Unite, è divenuta «strumento» principe di politica internazionale. Si va facilmente al conflitto ma poi non si riesce ad uscirne né in modo negoziale né con la vittoria. Lo si vede con i negoziati a Islamabad, tra Stati Uniti e Iran mediati dal Pakistan, che si trascinano senza punto d’incontro. Il regime iraniano, decapitato della guida suprema dall’uccisione di Khamenei, alla testa dal 1989, fatica ad essere un interlocutore unitario e articolato degli Stati Uniti, i quali intenderebbero tirarsi fuori dignitosamente dalla vicenda”.

Riccardi cita la crisi tra Stati Uniti e Iran, aggravata dalla tensione nello stretto di Hormuz, come esempio di una guerra iniziata con bombardamenti “chirurgici” ma incapace di piegare davvero Teheran. Nonostante la netta disparità militare, la forza non basta: la deterrenza, la resilienza degli Stati colpiti e la complessità politica interna bloccano ogni esito risolutivo.

Lo stesso schema si ripete nella guerra tra Russia e Ucraina. L’invasione voluta da Vladimir Putin, pensata come guerra lampo per rovesciare il governo di Volodymyr Zelensky, si è trasformata in un conflitto lungo e logorante. La resistenza ucraina, sostenuta dall’Occidente, ha smentito l’idea che la superiorità militare garantisca la vittoria. Anche le promesse di una rapida soluzione, come quelle avanzate da Donald Trump, si sono infrante contro la realtà dello stallo.

L’Afghanistan rappresenta per Riccardi la prova definitiva dell’impossibilità di “vincere” guerre di questo tipo: vent’anni di intervento occidentale, un bilancio umano drammatico e un ritiro che ha lasciato il Paese in condizioni peggiori, smentendo l’illusione che potenza militare e tecnologia possano imporre stabilità e democrazia.

In conclusione, Riccardi richiama la riflessione morale e storica sulla guerra, ricordando le parole di Papa Francesco: ogni guerra rende il mondo peggiore e non può più essere considerata una soluzione razionale. La guerra appare così come una “inutile strage”, una scorciatoia che si trasforma in un tunnel senza uscita, con costi umani ed economici sempre superiori a qualsiasi presunto beneficio.

1 maggio 2026