Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Editoriali

Gli insulti per nascondere la perdita di influenza

L’ambasciatore Giampiero Massolo ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza l’uso crescente dell’invettiva verbale come strumento geopolitico, più che come semplice scivolamento di stile. Le parole aggressive non sono casuali: servono a coprire debolezze, frustrazioni e fallimenti strategici, oppure a guadagnare tempo evitando scelte concrete e rischiose.

L’autore cita due esempi emblematici.
Il primo riguarda le offese russe rivolte al presidente Sergio Mattarella e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dietro la volgarità delle dichiarazioni di commentatori e funzionari di Mosca si nasconde la delusione per una scommessa geopolitica fallita: la convinzione che l’Italia fosse l’“anello debole” dell’Occidente, facilmente influenzabile. Il sostegno italiano all’Ucraina, il rifiuto di riaprire al gas russo e l’appoggio alle sanzioni hanno dimostrato il contrario. Gli insulti diventano così il segnale di una perdita di influenza, non di forza.

Scrive Massolo: ”Parole scagliate come pietre. Apparentemente a caso. Siamo lontani dai toni felpati della diplomazia di una volta: la parola non serve a veicolare concetti, è un’arma essa stessa. Rischia di coprire la sostanza con il clamore. O forse mira proprio a questo. Ma sottovalutare il peso geopolitico delle invettive sarebbe fuorviante. Denotano di volta in volta disappunto, supponenza, delusione, chi le lancia è raramente privo di obiettivi. Due casi clamorosi. Le ignobili offese russe al Presidente Mattarella e a Giorgia Meloni e le minacce di Trump di cancellare la civiltà iraniana per eccesso di resistenza e di punire gli europei per eccesso di ignavia”.

Il secondo caso è quello di Donald Trump, le cui minacce contro l’Iran e gli alleati europei rappresentano l’apoteosi della retorica della forza. Secondo Massolo, l’escalation verbale serve a mascherare l’impossibilità o la riluttanza a tradurre le parole in azioni concrete, che comporterebbero costi e rischi elevati. È la stessa logica applicata agli europei, accusati di viltà e minacciati di sanzioni, ignorando deliberatamente i loro vincoli politici, costituzionali ed economici.

La conclusione è netta: la geopolitica ha regole che vanno oltre le parole. Fermarsi al clamore delle dichiarazioni può far perdere di vista la realtà dei rapporti di forza e delle responsabilità. Gli insulti, più che segni di potenza, rivelano spesso insicurezza, frustrazione e il tentativo di rinviare un confronto con la realtà.

1 maggio 2026