Il professor Angelo Panebianco ha scritto un interessante editoriale sul Corriere della Sera in cui analizza la fragilità delle ambizioni imperiali nel mondo contemporaneo, in particolare quelle di Vladimir Putin, alla luce delle forze congiunte del nazionalismo e della democrazia.
Punti chiave della sintesi:
- L’eredità di Machiavelli e la debolezza di Putin: richiamando Niccolò Machiavelli (la difficoltà di governare popolazioni con costumi diversi o abituate a vivere libere), l’autore sostiene che le ambizioni imperiali di Putin hanno i “piedi d’argilla”. Il nazionalismo e la democrazia — che esigono governi della stessa nazionalità dei governati e cittadini titolari di diritti anziché sudditi — rendono impossibile l’assimilazione forzata dei popoli. Anche una vittoria militare russa richiederebbe una coercizione talmente massiccia da sfiancare e indebolire l’impero stesso.
- Critica alla visione delle grandi potenze: l’editoriale critica una visione del mondo, incarnata anche dal presidente statunitense Donald Trump (oltre che da Putin e Xi Jinping), che privilegia le trattative tra le grandi potenze, svalutando il volere dei popoli coinvolti.
- Le vere molle dei conflitti (Ucraina e Taiwan): a questa visione sfuggono due fatti cruciali:
- Non è l’economia, ma l’Ideologia e la paura: La spinta all’invasione (Ucraina) o alla minaccia (Taiwan) non è principalmente la convenienza economica, ma l’idea imperiale (fonte di legittimazione interna per i governanti) e la paura del contagio democratico (“cattivo esempio”) che possa far nascere “grilli democratici” tra i sudditi russi e cinesi.
- I popoli non sono passivi: le popolazioni contemporanee non sono più alla mercé delle grandi potenze. Nel caso dell’Ucraina, la resistenza non è solo la rigidità di Zelensky, ma la profonda e “cocciuta” indisponibilità degli ucraini a farsi imporre da altri il destino del proprio Paese.
- Parallelo in Medio Oriente: forze simili sono all’opera nel conflitto israelo-palestinese. L’autore sottolinea che anche in Israele alcune forze sottovalutano la potenza del nazionalismo palestinese. Il “vaso di Pandora” dello spirito nazionalista è ormai aperto.
- Auspicio finale: l’autore conclude che uno Stato palestinese nascerà, e se garantirà la sicurezza di Israele e sarà guidato da forze non distruttive, converrà a tutti. In generale, le democrazie sono più inclini alla pace, poiché i loro cittadini tendono a non appoggiare avventure belliche di cui pagano il prezzo. È essenziale che leader e osservatori tengano conto non solo delle azioni dei capi di governo, ma anche di ciò che pensano e vogliono le persone comuni, gli “uomini e donne in carne ed ossa”, per comprendere e governare i conflitti. 26 ottobre 2025





