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Editoriali

Il Papa che spiazza Donald

Massimo Franco ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui si concentra sullo scontro in atto tra la Casa Bianca di Donald Trump e il Vaticano, guidato da Leone XIV (il primo Papa statunitense della storia, l’ex cardinale Robert Prevost).

Sostiene Massimo Franco: ”L’impressione è che l’offensiva trumpiana sia una miscela di improvvisazione ed esasperazione. Improvvisazione, perché cercare di trovare un capro espiatorio nel Pontefice per le difficoltà nelle quali è immersa la politica degli Stati Uniti sa di espediente poco meditato: tanto più evocando una risibile acquiescenza papale verso l’atomica in incubazione in Iran. L’esasperazione sembra invece scaturire da due fattori. Il primo, a breve scadenza, sono le elezioni di medio termine di qui a sei mesi, nelle quali il partito di Trump teme una pesante battuta d’arresto. Nelle sue intenzioni, la polemica con Leone dovrebbe riportare nel serbatoio presidenziale voti cattolici in uscita, dopo che nel 2024 hanno contribuito in modo decisivo a issarlo alla Casa Bianca”.

E prosegue: ”Il rischio è di ottenere l’effetto opposto. Il secondo elemento, più di fondo, riguarda il Papa e il Vaticano sia come attori internazionali e campioni del multilateralismo; sia per l’incidenza che stanno avendo negli Stati Uniti con la loro pedagogia della pace e dell’inclusione”.

I punti chiave dell’editoriale sono:

  • L’attacco di Trump e le elezioni: Trump sta attaccando il Papa quasi “a freddo”, accusandolo paradossalmente di eccessiva accondiscendenza verso l’Iran. Secondo Franco, dietro questa ostilità c’è la necessità elettorale: in vista delle elezioni di metà mandato, Trump cerca di recuperare il voto cattolico e di individuare nel Pontefice un capro espiatorio per le difficoltà politiche interne.
  • Perché il nuovo Papa “spiazza” la Casa Bianca: a differenza del predecessore Francesco (che poteva essere etichettato come “anti-yankee”), Leone XIV è un figlio di Chicago, definito un “latin yankee”. La sua figura sfugge ai cliché: essendo un americano che conosce bene il suo popolo, non è facilmente classificabile come “conservatore” o “progressista”. Questa sua identità ibrida e la sua solida ortodossia rendono inefficaci i tentativi di Trump di dipingerlo come un nemico ideologico.
  • Visioni del mondo opposte: il conflitto non è solo politico, ma antropologico. Trump vive di contrapposizioni radicali e “vittorie” immediate. Leone XIV, invece, agisce con un “gradualismo” finalizzato a unificare la Chiesa e promuovere il multilateralismo e l’inclusione su tempi lunghi. Il Papa non è “anti-Trump”, è semplicemente “altro” rispetto al trumpismo.
  • La solidità dei rapporti: nonostante le “picconate” di Trump, Franco sostiene che il legame tra Stati Uniti e Santa Sede resti profondo e radicato per ragioni storiche, finanziarie e strategiche. La visita del Segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano viene interpretata come il tentativo di mantenere aperto un canale istituzionale, dimostrando che il rapporto tra le due potenze va oltre l’attuale Amministrazione e le sue turbolenze.

In definitiva, l’editoriale suggerisce che l’aggressività di Trump sia un segno di debolezza e irritazione di fronte a un Papa che, essendo americano, toglie al Presidente il monopolio sulla narrazione dell’identità statunitense.

7 maggio 2026