ll professor Mario Monti ha scritto per il Corriere della Sera un editoriale con il quale analizza la crescente contraddizione nella politica estera italiana ed europea a seguito del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, mettendo in discussione la tradizionale definizione di “Occidente”.
Ecco una sintesi dei punti chiave:
1. La crisi dell’identità occidentale
- Il dilemma: l’affermazione della premier Giorgia Meloni di voler “stare con l’occidente, rafforzando il ruolo dell’Europa e dell’Italia all’interno dell’occidente” non è più sufficiente. Il ritorno di Trump ha generato una vistosa spaccatura che impone di ridefinire cosa sia oggi l’Occidente.
- Doppio ruolo degli USA: fino a poco tempo fa, gli Stati Uniti erano l’archetipo della democrazia liberale e il leader della sicurezza. Oggi, pur restando la potenza egemone nella difesa (ruolo che l’Europa li prega di non dismettere), hanno abdicato al ruolo di guida morale e politica tra i Paesi a democrazia liberale, mostrando affinità preoccupanti, sul piano dei principi e delle azioni, con i leader di regimi autoritari o autocratici.
- La domanda chiave: Monti chiede a Meloni di chiarire se l’Occidente si caratterizzi ancora per il rispetto dello Stato di diritto e l’impegno per il coordinamento internazionale, o se i Paesi debbano “accodarsi alla nuova leadership e coltivare puramente i rapporti di forza”.
2. La paralisi dell’Europa e il veto italiano
- Riconoscimento all’Italia: l’autore riconosce che Meloni ha rafforzato il ruolo dell’Italia in Europa grazie alla sua autorevolezza e alle “virate” politiche (abbandono dell’ostilità verso la Ue, l’euro e la disciplina di bilancio).
- Critica sul voto all’unanimità: Monti critica aspramente la posizione perentoria della premier contro il superamento del diritto di veto in seno alle istituzioni europee, giustificata dalla difesa degli “interessi nazionali italiani”.
- Conseguenze: questa posizione, unita all’evitare lo scontro con l’amministrazione americana su temi come la digital tax, condanna la Ue a confrontarsi con le altre potenze con “un braccio legato dietro le spalle”, rendendo quasi impossibile l’adozione di una posizione unitaria e minando la competitività europea (più dei freni posti dal Green Deal).
- L’avvertimento: Monti sottolinea che la paralisi causata dal diritto di veto potrebbe portare, in futuro, alla necessità di chiamare un “podestà forestiero”, magari residente a Washington.
3. L’appello alla leadership
- L’opportunità della Meloni: la premier, forte della sua autorevolezza in Europa e dei buoni rapporti con il presidente Trump, non dovrebbe limitarsi a “coltivare semplicemente una vicinanza che può far sorgere dubbi sulla profondità della sua fede nello Stato di diritto”.
- Ruolo propositivo: Meloni dovrebbe invece usare il suo capitale politico per:
- Indurre Trump a comprendere e rispettare di più la Ue.
- Assumere un ruolo di leadership nel disegnare, con altri grandi Paesi, il futuro della Ue, come già fatto da governi italiani in momenti cruciali (es. Mercato Unico nel 1985, Moneta Unica nel 1990, Unione Bancaria nel 2012).
- Conclusione: Monti esorta la premier a prendere maggiore fiducia nel ruolo propositivo che l’Italia ha spesso avuto e a giocare “all’offensiva”, pensando che “l’Europa siamo noi”.



