Daniele Manca pubblica un editoriale, sul Corriere della Sera, in cui critica il processo e la sostanza della legge di bilancio 2026, concentrandosi sulla sua complessità, sulle dinamiche politiche interne e sulla mancanza di una visione strategica coerente per il Paese.
Ecco i punti principali dell’editoriale:
1. Eccessiva complessità e opacità amministrativa
La Legge di bilancio è criticata per essere estremamente complessa, composta da 137 articoli (destinati ad aumentare con gli emendamenti), e per l’inclusione di decine di bonus i cui criteri di misurazione sono sconosciuti, rendendo necessario un “Virgilio” (una guida) per i cittadini che vogliano accedervi. Il metodo è criticato anche per la sua chiusura, tipica delle approvazioni all’ultimo minuto con maxi-emendamenti e voti di fiducia.
2. Quadro fiscale salvo, la montagna del debito pubblico pesa sulle scelte di Meloni
L’autore riconosce come un dato positivo e non scontato il fatto che il governo abbia inserito la finanziaria in un percorso di salvaguardia dei conti pubblici. Questo è fondamentale data l’enorme sproporzione tra il debito pubblico (oltre 3.000 miliardi) e la ricchezza creata annualmente (circa 2.200 miliardi). L’Italia è paragonata a una famiglia che spende più di quanto guadagna, costretta a chiedere prestiti e che rischia di perdere la fiducia dei creditori se sperpera le risorse.
3. La Politica delle “bandiere” e l’influenza delle lobby
La mole di articoli è vista come il risultato di svariate spinte all’interno della maggioranza, un meccanismo che permette a ogni partito di trovare il proprio “provvedimento bandiera” per giustificarsi di fronte al proprio elettorato. L’editoriale evidenzia come la legge di bilancio mescoli eccessivamente amministrazione e politica, non riuscendo a tradurre in principi guida i valori di buona amministrazione, come la semplificazione e il miglioramento dello Stato. Questo processo la rende un affare che sembra avvantaggiare soprattutto le lobby, più che il Paese.
4. Incoerenza e segnali contraddittori
L’autore cita esempi di provvedimenti che segnalano incoerenza o distorsioni:
- Agevolazioni per il turismo: introdotte per il lavoro straordinario e notturno, ma durano solo nove mesi e devono essere richieste individualmente dai lavoratori, non tramite automatismi.
- Tasse sui ricchi trasferiti: l’aumento della tassazione (da 200.000 a 300.000 euro) introduce il “bizzarro principio” che le tasse si pagano in base a quando si è arrivati in Italia, minando la certezza del fisco.
- Imposta su banche e assicurazioni: quella che doveva essere una contribuzione volontaria si rivela di fatto obbligatoria.
- Flat tax e cuneo fiscale: sebbene gli interventi sul cuneo fiscale a favore dei ceti meno abbienti siano un risultato positivo e condivisibile, ogni partito preferisce focalizzarsi sulla sua “bandiera” piuttosto che correggere le notevoli distorsioni introdotte dalla flat tax per gli autonomi.
5. Penalizzazione delle PMI e favoreggiamento del rischio
L’editoriale critica infine i segnali contraddittori dati alle imprese:
- L’incertezza e i “marce avanti e indietro” su incentivi come industria 4.0, transizione 5.0 e ACE (sconti sugli utili reinvestiti) lasciano le aziende nella confusione.
- Viene aumentata la tassazione sugli affitti brevi (dal 21% al 26%), penalizzando le piccole attività.
- Contemporaneamente, viene abbassata la tassazione sulle stable coin (monete elettroniche rischiose) dal 33% al 26%. Questo è visto come un segnale chiaro che penalizza una mini-attività (gli affitti) e favorisce chi investe in rendite così rischiose da richiedere un tavolo di controllo e vigilanza del Ministero dell’Economia.
Conclusione
Il vizio di fondo è l’idea che la legge di bilancio sia l’unico strumento per concretizzare l’idea di Paese. Manca invece una discussione preliminare sui punti di forza e di debolezza dell’Italia da cui far discendere priorità e decisioni coerenti. Fino a quando si affronterà la Manovra solo in termini di risorse (che non basteranno mai), si continuerà a deludere. L’autore auspica invece la forza di coinvolgere cittadini, imprese e famiglie nelle scelte collettive.
22 ottobre 2025





