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Economia

Se un’impresa consegna oggi negli Usa dovrà ancora pagare le imposte

Sara Tirrito ha pubblicato su La Stampa un articolo dove si analizzano le implicazioni della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti sull’illegittimità dei dazi basati sullo Ieepa (International Emergency Economic Powers Act).

Scrive Tirrito: ”La Corte ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) non contiene alcun riferimento a dazi reciproci o diritti doganali e non autorizza il presidente a imporli. Il primo passo sarà – per le aziende che hanno pagato i dazi, ovvero gli importatori (Importers of Record, IoR) -, richiedere il rimborso. A fine gennaio, oltre 1.400 aziende, comprese le imprese italiane nei settori beni di consumo, alimentare, automotive e moda, avevano già presentato ricorsi alla Court of International Trade (Cit), e molte altre lo hanno fatto successivamente. Ma si tratta di un processo molto lungo e complesso”.

Il focus della sentenza

La Corte Suprema ha stabilito che la base giuridica utilizzata per imporre determinati dazi era illegittima: lo Ieepa non autorizza infatti il Presidente a imporre dazi reciproci o diritti doganali. Tuttavia, la sentenza non elimina automaticamente le tariffe, che per ora restano in vigore in attesa che la decisione diventi definitiva o che l’amministrazione introduca misure sostitutive.

Punti chiave per le imprese:

  • Chi può chiedere il rimborso: il diritto al rimborso spetta agli “Importatori di riferimento” (IoR), ovvero chi ha materialmente pagato il dazio alla dogana americana. Questo include:
    • Società statunitensi.Controllate americane di imprese italiane/europee.
    • Società non residenti formalmente registrate presso la dogana USA (Cbp).
  • La situazione per le aziende europee: le imprese UE che hanno esportato tramite filiali americane o come IoR registrati possono fare ricorso. Chi ha invece solo venduto a buyer americani non ha un percorso diretto di rimborso, a meno che non esistano accordi contrattuali privati per la condivisione dei costi dei dazi.
  • Tempistiche e procedure: il processo è definito “lungo e complesso”. Le aziende hanno finestre temporali precise per presentare ricorsi (Protest) dopo la liquidazione doganale. Chi aveva già presentato ricorsi cautelativi si trova in una posizione di vantaggio.
  • L’entità dei rimborsi: si stima una cifra senza precedenti, compresa tra i 130 e gli oltre 200 miliardi di dollari, comprensivi di interessi.
  • Rischi e ostacoli: l’amministrazione statunitense (governo) potrebbe tentare di rallentare i rimborsi sollevando eccezioni procedurali o chiedendo una revisione della sentenza. Inoltre, non è previsto alcun risarcimento per il calo del volume di affari o delle esportazioni.

Consigli per la tutela

Per le imprese europee, la strategia principale rimane quella contrattuale. È necessario verificare nei contratti con i buyer statunitensi se esistono clausole che permettano di recuperare parte dei costi sostenuti o di ottenere compensazioni, specialmente se l’esportatore ha ridotto i propri prezzi di vendita per attutire l’impatto dei dazi sul cliente.

21 febbraio 2026