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Esteri

Una ragazza a Rimini

Massimo Gramellini, nella sua quotidiana rubrica Il caffè, sul Corriere della Sera, racconta la drammatica vicenda di una ragazza italiana di seconda generazione, ventenne, residente a Rimini, che viene ingannata dai suoi genitori. Con la scusa di andare a trovare la nonna malata in Bangladesh, la portano a Dacca dove, in realtà, la recludono, le sequestrano i beni (telefono e carta di credito), le impongono il velo e la costringono a sposare in soli cinque giorni il figlio di un amico di famiglia.

Al suo rifiuto durante la prima notte di nozze, il marito e i genitori le somministrano psicofarmaci per indebolirne la volontà. Il padre le suggerisce anche di legarla o spezzarle le ossa se avesse tentato la fuga, arrivando a mettere un lucchetto alla porta della sua camera.

La ragazza, però, usa l’astuzia: finge di accettare il matrimonio e convince la madre a riportarla a Rimini con il pretesto che si sarebbe sentita più a casa e quindi sarebbe stato più facile concepire un figlio. Intanto, di nascosto, prende la pillola anticoncezionale e contatta un’amica in Italia.

Una volta sbarcata in Italia, ad attenderla ci sono i carabinieri che la portano in un luogo sicuro. I genitori vengono messi ai domiciliari, e la madre continua a lanciarle maledizioni tramite WhatsApp.

Gramellini conclude benedicendo questa giovane donna che, grazie alla libertà conosciuta in Romagna, è riuscita a salvarsi. La sua storia, pur nella complessità del tema, è vista come un miracolo di integrazione capace di salvare una vita da un destino di schiavitù.


3 ottobre 2025