La guerra «finita in 24 ore», l’Alaska, le minacce a vuoto: Donald e quei fallimenti nel rapporto con il Cremlino
Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui analizza il rapporto di Donald Trump con il Cremlino, evidenziando una serie di fallimenti e contraddizioni.
Afferma Sarcina: ”Da almeno un mese il leader Usa si è infilato da solo in una trappola da cui non sarà facile uscire. Alla vigilia del vertice con Vladimir Putin, ad Anchorage, in Alaska, aveva dichiarato con toni ultimativi: o ci sarà il cessate il fuoco, oppure adotterò sanzioni pesanti contro la Russia. Il cessate il fuoco non si è visto. E neanche le sanzioni (…) i missili e i droni russi hanno cominciato ad attaccare la popolazione civile ucraina con ancora maggiore violenza”.
L’ultima iniziativa di Trump è una lettera inviata agli alleati della NATO in cui si dice pronto a imporre “sanzioni severe” alla Russia, ma solo a condizione che tutti i Paesi dell’alleanza smettano di acquistare petrolio russo e che vengano imposte sanzioni dal 50 al 100% alla Cina, principale acquirente di idrocarburi russi. L’autore sottolinea come questa mossa sia vista come un tentativo di scaricare la responsabilità politica sugli altri partner, dato che pochi accetterebbero di avviare una guerra commerciale così rischiosa con la Cina.
L’articolo evidenzia come le promesse di Trump, come quella di far terminare la guerra in 24 ore, si siano rivelate irrealistiche. Nonostante abbia più volte dichiarato di aver “perso la pazienza con Putin”, le sue azioni non hanno portato a risultati concreti. Viene ricordato l’incontro mancato ad Anchorage con Putin e le oscillazioni di Trump tra l’appoggio a Volodymyr Zelensky e il tentativo di riavvicinarsi a Putin, spesso a discapito dell’Ucraina.
La conclusione è che, nonostante gli annunci, la “casella dei risultati ottenuti” da Trump sia ancora a zero, mentre la Russia ha continuato a guadagnare terreno e a mettere alla prova la tenuta dell’Alleanza Atlantica.
14 settembre 2025





