Le dichiarazioni dei leader italiani e le ragioni storiche e politiche del conflitto tra Israele ed i terroristi di Hamas devono essere ben conosciute, per poterne parlare e questo al fine di evitare l’uso di termini come “bugie”, ”ha ragione Israele””e “ha ragione Hamas” o altre sciocchezze, in quanto dette parole implicherebbero un giudizio affrettato e non verificabile e, sopratutto, una non buona conoscenza della storia del travagliato Mediorente.
Ecco un’analisi della posizione italiana e delle ragioni profonde del conflitto.
Le dichiarazioni dei leader italiani sul conflitto tra Israele ed Hamas
La posizione ufficiale del governo italiano si è articolata attorno a tre punti principali, pur con alcune sfumature e tensioni, che riflettono un difficile equilibrio diplomatico:
- Condanna di Hamas e diritto di difesa di Israele: Il governo ha condannato con fermezza l’attacco di Hamas del 7 ottobre, qualificandolo come terrorismo. Ha ribadito il diritto di Israele a difendersi, come sottolineato dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani (“L’Italia è contro Hamas, non contro la Palestina. Ma Israele deve difendersi”).
- Soluzione “Due popoli, due Stati” (Two-State Solution): l’Italia mantiene la posizione tradizionale a favore della soluzione che prevede l’esistenza di due Stati indipendenti e sicuri, Israele e Palestina. Questa è vista come l’unica via percorribile per una pace duratura. Tuttavia, il governo ha mostrato cautela sul riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina nell’immediato, ritenendo che debba essere il risultato di un processo politico e di un accordo tra le parti, e che uno Stato palestinese non possa esistere con la presenza di Hamas a Gaza.
- Appello alla proporzionalità e crisi umanitaria: nel corso del conflitto, sono emersi appelli alla proporzionalità dell’azione militare israeliana, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e altri esponenti che hanno espresso forte preoccupazione per le conseguenze umanitarie. Meloni, pur ribadendo che la guerra è stata iniziata da Hamas, ha affermato che la reazione di Israele “stia spingendo il conflitto oltre ogni limite di ragionevolezza, di proporzionalità e di umanità” (secondo quanto riportato in un’intervista al Ministro Piantedosi, in linea con le dichiarazioni della Premier), chiedendo un’azione internazionale per evitare l’escalation.
In sintesi, l’Italia cerca di bilanciare il forte sostegno a Israele, come democrazia colpita dal terrorismo, con l’impegno per la protezione dei civili palestinesi e la prospettiva di una futura soluzione politica.
Le ragioni profonde e le rivendicazioni
Il conflitto tra israeliani e palestinesi ha radici complesse e profonde, che vanno oltre l’attuale scontro con Hamas. Entrambe le parti rivendicano diritti storici, religiosi e nazionali sulla stessa terra, creando un’impasse che dura da decenni.
Le Ragioni di Israele
La fondazione dello Stato di Israele nel 1948 si basa su diverse ragioni fondamentali:
- Diritto all’autodeterminazione e sicurezza: dopo secoli di persecuzioni e l’orrore della Shoah, il movimento sionista ha promosso la creazione di uno Stato-nazione per il popolo ebraico nella sua patria ancestrale (Terra di Israele/Eretz Yisrael).
- Riconoscimento internazionale: la nascita dello Stato è avvenuta dopo la Risoluzione 181 dell’ONU del 1947 (Piano di Partizione), accettata dalla leadership ebraica, e la successiva dichiarazione di indipendenza. Israele rivendica il diritto all’esistenza e, soprattutto, a vivere in confini sicuri e riconosciuti.
- Minacce alla Sicurezza: Israele ha dovuto affrontare numerose guerre e attacchi terroristici fin dalla sua fondazione, vedendosi costantemente minacciato da gruppi militanti come Hamas e da alcuni attori regionali. L’attuale operazione a Gaza è stata lanciata in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre, con l’obiettivo dichiarato di smantellare la capacità militare e di governo di Hamas per garantire la sicurezza a lungo termine.
Le ragioni della Palestina e la rivendicazione dello Stato Nazionale
La rivendicazione palestinese si basa sul diritto all’autodeterminazione e sul rifiuto di quella che considerano un’occupazione storica e attuale:
- Diritto all’autodeterminazione e legame storico: il popolo palestinese, prevalentemente arabo, rivendica la Palestina come propria terra, sostenendo di esserne l’abitante preminente per secoli. Il nazionalismo palestinese ha come obiettivo la creazione di uno Stato nazionale sovrano e indipendente in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, territori occupati da Israele nel 1967.
- Opposizione all’occupazione e agli insediamenti: i palestinesi ritengono illegale e in violazione del diritto internazionale l’occupazione militare israeliana della Cisgiordania e l’espansione degli insediamenti israeliani in quei territori, che rendono sempre più difficile la realizzazione di uno Stato contiguo e vitale.
- Questione dei rifugiati: un punto cruciale è il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi (la Nakba del 1948 e gli esodi successivi), costretti a lasciare le loro case durante le guerre.
- Riconoscimento come Stato: la Palestina cerca il pieno riconoscimento internazionale come Stato membro delle Nazioni Unite per rafforzare la sua posizione diplomatica, porre fine all’occupazione e negoziare la creazione dello Stato sulla base dei confini pre-1967. Attualmente, l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) amministra solo parzialmente alcune aree della Cisgiordania, mentre Gaza è controllata da Hamas.
In sintesi, il conflitto è una tragica collisione di due diritti nazionali validi sulla stessa terra, che la comunità internazionale cerca da tempo di risolvere attraverso la formula “due popoli, due Stati”, sebbene l’attuabilità di tale soluzione appaia oggi più precaria che mai.
2 ottobre 2025





