È possibile che nella Russia di Vladimir Putin non si sia ancora verificata alcuna massiccia contestazione sull’operazione militare speciale che in inoltre quattro anni ha mostrato i limiti di una mossa davvero azzardata che avrebbe dovuto risolvere un problema territoriale (la conquista di un pezzetto dell’Ucraina) in un vero e proprio disastro politico militare? Quanti sono i morti ed i feriti in entrambi i fronti? Ne è valsa la pena per lo zar?
Queste considerazioni in Russia se le stanno facendo in molti. E colgono un punto fondamentale: l’assenza di una grande rivolta di piazza in Russia non significa affatto che non esista un costo politico e sociale della guerra. Il problema è che la Russia di Putin è diventata un sistema nel quale trasformare il malcontento in una contestazione politica organizzata è estremamente difficile.
Perché non c’è stata una grande contestazione?
Innanzitutto perché Putin ha imparato dalla prima ondata di proteste del 2022. Nei primi mesi dell’invasione ci furono migliaia di arresti contro i manifestanti: secondo Freedom House, oltre 20.000 persone furono arrestate per manifestazioni contro la guerra, quasi tutte nel 2022. Da allora le proteste sono diventate molto più rare perché il rischio personale è enorme.
Human Rights Watch documenta inoltre centinaia di procedimenti penali contro persone accusate di aver diffuso “false informazioni” sull’esercito o di averlo “screditato”; centinaia di persone erano ancora in carcere per queste accuse alla fine del 2025.
Quindi bisogna distinguere consenso, rassegnazione e paura. Un cittadino può essere contrario alla guerra e tuttavia non scendere in piazza, perché sa che potrebbe perdere il lavoro, essere arrestato o finire in carcere.
E qualcosa sta comunque cambiando. Secondo un sondaggio Levada citato da Reuters, nel luglio 2026 il sostegno alla guerra era sceso al 66%, il livello più basso dall’inizio dell’invasione. Persino il partito liberale Yabloko, escluso dalle prossime elezioni parlamentari, sostiene di intercettare un crescente sentimento favorevole alla pace.
24 agosto 2026
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