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Esteri

Suprema Corte Usa, più poteri a Trump Ma sulla Fed arriva uno stop

Massimo Gaggi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo nel quale scrive che la Corte Suprema Usa ha stabilito che il presidente Trump non può licenziare la governatrice della Fed Lisa Cook. Ma ha anche riconosciuto al leader ampi poteri per rimuovere i vertici di agenzie federali indipendenti.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso una serie di importanti sentenze che ridefiniscono l’equilibrio dei poteri presidenziali, con decisioni contrastanti per Donald Trump.

Scrive Gaggi: ”I sei giudici conservatori hanno votato compatti un allargamento dei poteri del presidente, autorizzato a licenziare con la massima libertà, senza dover fornire motivazioni, membri delle autorità federali indipendenti che governano aree essenziali dell’economia: dalla Borsa all’antitrust, al mercato dell’energia e a quello del lavoro”.

E continua: ”Stop al tentativo di limitare il voto postale eliminando le schede spedite dai cittadini prima dell’election day ma arrivate negli uffici elettorali nei giorni successivi: una pratica ammessa in 13 Stati dell’Unione, tanto democratici quanto repubblicani. Per la Corte non ci sono norme che consentano di invalidare questa tempistica”.

E ancora: ”La decisione della Corte capovolge un’interpretazione della Costituzione e una giurisprudenza lunga un secolo. Lo conferma lo stesso Trump che, arrabbiato per le decisioni su Carrol e voto postale, esulta, invece, per una sentenza che va nella direzione della sua rivendicazione di poteri presidenziali assoluti. Afferma che questa è una decisione che i presidenti americani hanno cercato di ottenere fin dagli anni Trenta del Novecento”.

  • Ampliamento dei poteri presidenziali: con il voto compatto dei sei giudici conservatori, la Corte ha esteso i poteri del presidente nei confronti delle agenzie federali indipendenti (come SEC e FTC). Il presidente potrà ora licenziare i vertici di queste autorità senza dover fornire motivazioni, ribaltando un secolo di giurisprudenza. La decisione legittima i licenziamenti già effettuati da Trump in un anno e mezzo di mandato.
  • Eccezione per la Federal Reserve: la Corte ha posto un limite nei confronti della Banca centrale per preservarne l’autonomia. Trump non potrà licenziare (almeno per il momento) la governatrice Lisa Cook, accusata dal presidente di presunti illeciti personali legati a un mutuo casa, accusa che Cook respinge. Tuttavia, le motivazioni del giudice John Roberts lasciano un margine di ambiguità in caso di gravi illeciti futuri.
  • Le sconfitte per Trump e i repubblicani: la Corte Suprema ha respinto il tentativo di Trump di sottrarsi alla condanna per gli abusi sessuali subiti da Jean Carroll. Ha inoltre bloccato il tentativo repubblicano di limitare il voto postale nei 13 Stati che ammettono il conteggio delle schede arrivate nei giorni successivi all’Election Day.
  • La protesta dei progressisti: i tre giudici democratici si sono opposti duramente. In particolare, la giudice Sonia Sotomayor ha espresso un fermo dissenso di 43 pagine, accusando la maggioranza di aver adottato una “visione massimalista” e di aver compromesso la separazione dei poteri e il sistema di pesi e contrappesi della democrazia americana.

Nonostante le decisioni contrarie su Carroll e voto postale, Trump ha esultato per la sentenza sulle agenzie federali, definendola un traguardo inseguito dai presidenti americani fin dagli anni Trenta.

30 giugno 2026