Il prof. Angelo Panebianco ha scritto un editoriale sul Corriere della Sera, dove affronta il tema del fanatismo politico, analizzandolo a partire dall’omicidio di Charlie Kirk, che ha scatenato accesi scontri verbali. L’autore chiarisce che il fanatismo non è un fenomeno nuovo, ma che la sua diffusione è oggi amplificata dalla Rete.
Panebianco individua tre punti chiave per comprendere il fenomeno:
- Il fanatismo è una costante nella politica.
- Esistono diverse gradazioni di fanatismo, da quello più blando a quello più virulento.
- Solo una minoranza di fanatici arriva alla violenza fisica.
Le caratteristiche del fanatico
Afferma Panebianco nel suo articolo che ”in generale, il fanatico si riconosce facilmente: egli vede il mondo in bianco e nero. È incapace di empatia. L’altro, quello che la pensa diversamente, è un mostro, un corrotto, un delinquente. O, nella migliore delle ipotesi, uno stupido burattino manovrato dai malvagi. Il mondo diventerebbe di gran lunga migliore — pensa il fanatico — se i malvagi venissero eliminati. I fanatici sono tutti uguali: non c’è, da questo punto di vista, nessuna differenza fra il fanatico che si dice di sinistra e quello che si dice di destra, il fanatico religioso o quello (diciamo così) laico. Il fanatico traduce in aggressività le sue frustrazioni private e la politica è un luogo perfetto in cui scaricarle”.
Le diverse forme di fanatismo
L’articolo distingue tra due forme principali di fanatismo:
- Fanatismo blando: si manifesta nelle conversazioni private, anche da parte di persone miti. Si tratta di un’avversione politica che non sfocia in violenza, ma che contiene gli stessi elementi del fanatismo più distruttivo (mondo in bianco e nero, disumanizzazione dell’avversario).
- Fanatismo attivo: è quello di chi usa la violenza verbale, specialmente sui social media. L’autore sottolinea che la Rete ha amplificato questo fenomeno, permettendo ai “fanatici da tastiera” di diffondere odio su larga scala.
Fanatismo e democrazia
Panebianco osserva che la democrazia, per funzionare, si basa su un’ipocrisia di fondo che costringe le parti politiche a trattarsi come “avversari” anziché come “nemici”. Tuttavia, in periodi di forte polarizzazione, questa distinzione si affievolisce. L’autore critica anche la tendenza dei partiti a essere indulgenti verso i fanatici che fanno parte del proprio schieramento, pur condannando formalmente la violenza.
L’articolo si conclude riflettendo sul fatto che la democrazia, essendo un regime “moderato” che richiede autocontrollo e confronto pacifico, fatica a funzionare quando il fanatismo e la polarizzazione aumentano, come sta accadendo oggi in America e in Occidente.
22 settembre 2025





