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Esteri

Alla Casa Bianca qualcosa per l’Ue è cambiato

La storia politica degli Stati Uniti è cambiata con l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca. L’Europa fino a qualche anno fa era considerata un grande e fedele alleato, oggi uno scroccone, un complesso di Stati che hanno sfruttato gli Usa. Cosa pensano davvero gli americani? Sono almeno un po’ disorientati dalle giravolte di Trump?

È questa una questione molto pertinente che tocca il cuore dei cambiamenti geopolitici in atto. L’ascesa di Donald Trump ha effettivamente alterato in modo significativo la dinamica storica tra Stati Uniti ed Europa.

Per quanto riguarda il sentimento degli americani, la situazione è complessa e spesso divisa, riflettendo la polarizzazione generale della politica statunitense:

Cosa pensano gli americani dell’Europa e delle alleanze?

  • Sull’onere della spesa (NATO): c’è una parte consistente dell’opinione pubblica americana che, in linea con la retorica di Trump, crede che gli alleati europei non stiano contribuendo in modo equo alla loro difesa, “sfruttando” gli USA. La richiesta di aumentare le spese per la difesa (soprattutto nel contesto NATO) è stata una pressione condivisa da diverse amministrazioni USA, ma Trump l’ha espressa in termini molto più schietti e transazionali.
  • Sul valore degli alleati storici: nonostante le critiche di Trump, una parte significativa degli americani, in particolare i democratici e molti repubblicani più tradizionali, continua a vedere l’Europa come un alleato fondamentale per la sicurezza e la promozione dei valori democratici nel mondo. L’idea di un’alleanza transatlantica forte è ancora radicata.
  • Approccio transazionale: l’approccio di Trump, basato sull’idea dell’“America First” e su relazioni internazionali puramente transazionali (cioè, “cosa ci guadagno io in cambio?”), risuona con gli americani che si sentono penalizzati dagli accordi commerciali o che credono che gli USA abbiano speso troppo a beneficio di altri Paesi.

Disorientamento per le “giravolte” di Trump?

  • Divisione politica: il disorientamento o la disapprovazione sulla politica estera di Trump è molto visibile tra i democratici e gli indipendenti. Molti non approvano il suo ritiro dagli accordi internazionali (come l’Accordo di Parigi sul clima o l’OMS) o il suo mettere in discussione alleanze storiche come la NATO.
  • Consenso tra i sostenitori: al contrario, i suoi sostenitori di base tendono a vedere le sue “giravolte” come una forza o come parte di una strategia per scuotere uno status quo percepito come fallimentare e per rinegoziare accordi più vantaggiosi per gli Stati Uniti. Per loro, l’imprevedibilità è uno strumento di potere.
  • Confusione sulla coerenza: anche se una parte dell’elettorato non si fida delle sue decisioni di politica estera (ad esempio, le posizioni sulla Russia e l’Ucraina sono spesso percepite come “confuse” o troppo morbide tra i non-repubblicani), l’immagine generale è di una nazione profondamente divisa sul giudizio di Trump stesso, il che si riflette anche sulle sue politiche.

In sintesi, la politica estera di Trump ha esposto una frattura profonda all’interno dell’America: tra chi vede la forza degli USA nelle alleanze stabili e chi la vede nella sua capacità di agire unilateralmente, mettendo i propri interessi economici al di sopra di tutto.

17 novembre 2025