Minsk II introduceva obblighi più espliciti per l’Ucraina: doveva avviare una riforma costituzionale per concedere un’autonomia speciale alle regioni separatiste, punto molto controverso e mai realmente applicato.
Presenza di osservatori Osce e gestione del confine.
Minsk II prevedeva una presenza rafforzata dellOsce e il ritorno del controllo del confine russo-ucraino alle autorità ucraine solo dopo l’attuazione politica del piano, cosa che favoriva i separatisti.
In sintesi
Minsk II era più completo e vincolante, ma manteneva ambiguità cruciali, sopratutto su chi dovesse agire per primo. La Russia e i separatisti chiedevano l’autonomia del Donbass prima della restituzione del confine e del disarmo. L’Ucraina, invece, voleva prima il disarmo.
Gli accordi di MInsk II, firmati nel febbraio 2015, erano un’evoluzione e un ampliamento degli accordi di Minsk I del settembre 2014, che erano falliti nel giro di poche settimane a causa della ripresa dei combattimenti nel Donbass.
Maggiore dettaglio nei punti dell’accordo.
Minsk II conteneva 13 punti molto più dettagliati rispetto aI primo accordo, cercando di chiarire aspetti lasciati ambigui da Minsk I, soprattutto su modalità e tempistiche di attuazione.
Coinvolgimento diretto di leader internazionali.
Minsk II fu negoziato direttamente dalla cancelliera Merkel, Hollande, Putin e Poroshenko (formato ”Normandia”, dando al processo una legittimità politica più forte rispetto al primo accordo, che era stato firmato da rappresentanti di secondo livello.
Sequenza delle armi più strutturata: prima il cessate il fuoco
Minsk II stabiliva una tabella di marcia, prima il ritiro delle armi pesanti, quindi le riforme costituzionali ucraine e infine le elezioni locali nel Donbass. Minsk I era più generico e meno vincolante su questi passaggi.
Focus sulla riforma costituzionale
Il focus sulla riforma costituzionale era uno degli elementi centrali e più controversi degli Accordi di Minsk II, firmati il 12 febbraio 2015. Ecco in cosa consisteva:
Cosa prevedeva Minsk II sulla riforma costituzionale ucraina
– Punto 11 dell’accordo: l’Ucraina si impegnava a realizzare una riforma costituzionale entro la fine del 2015.
– L’obiettivo era decentralizzare il potere, riconoscendo uno “status speciale” ad alcune aree delle regioni di Donetsk e Luhansk controllate dai separatisti filorussi.
– Lo “status speciale” avrebbe dovuto garantire:
– Autonomia amministrativa locale
– Il diritto di nominare i giudici e procuratori locali
– Un proprio apparato di polizia
– Protezione linguistica e culturale (per il russo)
– Partecipazione ai colloqui con Kiev sulle politiche future verso il Donbass
Le difficoltà e le polemiche
– Per l’Ucraina: questa riforma era vista come un’ingerenza russa negli affari interni e come un modo per legittimare i separatisti e destabilizzare lo Stato dall’interno.
– Per la Russia e i separatisti: era un punto chiave e una condizione preliminare per qualsiasi restituzione del controllo del confine o disarmo.
Risultato
– La riforma costituzionale non è mai stata pienamente attuata.
– In Ucraina ci fu forte opposizione politica e sociale: molti la consideravano un cedimento a Mosca.
– Dopo alcuni tentativi iniziali (con una bozza nel 2015), il processo si è arenato, contribuendo al fallimento definitivo degli accordi.
In sintesi: il focus sulla riforma costituzionale era pensato per offrire una via politica alla reintegrazione del Donbass, ma ha finito per cristallizzare il conflitto, alimentando sfiducia e accuse reciproche di inadempienza tra Kiev e Mosca.
– In Ucraina ci fu forte opposizione politica e sociale: molti la consideravano un cedimento a Mosca.
– Dopo alcuni tentativi iniziali (con una bozza nel 2015), il processo si è arenato, contribuendo al fallimento definitivo degli accordi.
19 dicembre 2025





