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Esteri

L’economia Usa si scopre fragile

L’articolo di Federico Fubini, sul Corriere della Sera, “L’economia Usa si scopre fragile”, analizza le debolezze che stanno emergendo nell’economia americana nonostante i dati apparentemente positivi.

Secondo Fubini, le politiche di Donald Trump stanno iniziando a mostrare crepe significative. Il giornalista mette in evidenza i tentativi del presidente di minare l’indipendenza delle istituzioni, come la Federal Reserve e il Bureau of Labor Statistics, licenziando o cercando di licenziare i loro leader per presunta manipolazione dei dati. Questo comportamento, solitamente associato a Paesi autoritari o con economie in fallimento, suggerisce una fragilità di fondo.

La differenza tra apparenza e realtà

A prima vista, l’economia statunitense sembra solida, con una crescita del PIL del 3% e un’inflazione apparentemente sotto controllo. Tuttavia, Fubini sostiene che questi dati sono fuorvianti:

  • Inflazione mascherata: Il motivo per cui l’inflazione non è ancora esplosa, nonostante l’aumento dei dazi, è che i rivenditori americani hanno riempito i magazzini con merci importate prima dell’entrata in vigore delle tariffe. Queste scorte stanno per finire e si prevede che l’aumento dei prezzi dovuto ai dazi si farà sentire pienamente nei prossimi mesi, a partire da agosto.
  • Crollo degli investimenti: Un segnale d’allarme più preoccupante è il crollo degli investimenti netti delle imprese, diminuiti di 260 miliardi di dollari nel secondo trimestre dell’anno. Questa caduta, che si verifica di solito prima di una recessione, indica che l’incertezza generata dalla politica di Trump sta frenando l’attività economica.

L’articolo conclude che, pur non essendo vicina a una recessione, l’economia americana sta diventando sempre più squilibrata. Mentre le grandi aziende tecnologiche (Big Tech) continuano a prosperare e a investire, creando ricchezza per pochi, la prosperità non si sta diffondendo ampiamente e la base produttiva dell’economia mostra i primi segni di cedimento.

3 agosto 2025

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