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Esteri

Lo scontro sui dazi, capitolazione europea: le cause politiche

L’editoriale del professor Sergio Fabbrini, intitolato ”Lo scontro sui dazi, capitolazione europea: le cause politiche”, sostiene che il recente accordo sui dazi tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, definito una “capitolazione” per l’Europa, non è il risultato di un fallimento tecnico, ma di profonde debolezze politiche strutturali.

Fabbrini individua tre cause principali che hanno portato a questa “umiliazione” da parte dell’alleato americano.

1. La mancanza di una narrazione politica europea

L’UE non è stata in grado di contrastare efficacemente la narrativa di Donald Trump, che accusava l’Europa di arricchirsi a scapito dell’America. La Commissione Europea ha accettato di negoziare su un terreno definito da Trump, concentrandosi solo sul deficit commerciale di beni (a favore dell’UE) e ignorando il surplus statunitense nel settore dei servizi. La delegazione europea, guidata da un commissario tecnico (Maroš Šefčovič), si è scontrata con un interlocutore “iper-politico” come Trump, che ha saputo imporre i termini del dibattito fin dall’inizio.

2. Voci discordanti e assenza di un leader politico

Mentre gli Stati Uniti hanno negoziato con la voce unica e centralizzata del loro presidente, che unisce commercio e sicurezza, l’UE ha mostrato una pluralità di voci e interessi confliggenti. La Commissione Europea, sebbene abbia la competenza esclusiva sul commercio, ha dovuto coordinarsi con i governi nazionali, che mantengono la sovranità sulla politica di sicurezza. Questa frammentazione è aggravata dall’assenza di un leader europeo con una legittimazione elettorale diretta. A differenza di Trump, che risponde alla sua base di elettori, Ursula von der Leyen risponde ai leader nazionali, non a un elettorato paneuropeo.

3. La difficoltà di definire un interesse collettivo

La terza causa risiede nell’incapacità dell’Unione Europea di definire un interesse collettivo comune. Ogni governo nazionale, compreso quello italiano secondo Fabbrini, continua a ritenere che il proprio interesse coincida con quello europeo. L’esito della trattativa sui dazi dimostra però che gli interessi nazionali, se perseguiti separatamente, non possono prevalere. L’autore conclude che per evitare in futuro simili capitolazioni, l’UE deve superare la concezione per cui l’interesse europeo è la semplice somma degli interessi nazionali e deve invece far emergere un interesse comune attraverso un vero e proprio processo elettorale sovranazionale.

3 agosto 2025