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Esteri

Le aziende Usa possono chiedere il rimborso dei dazi al governo

Il Post ha pubblicato un articolo in cui rivela che dopo l’annullamento da parte della Corte Suprema sui dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti, da oggi gli imprenditori che si sono sentiti danneggiati possono presentare le domande di rimborso che valgono almeno 166 miliardi di dollari. La procedura online è farraginosa, complicata e incerta.

Il contesto. A seguito della sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato, appunto, illegittimi i dazi imposti un anno fa da Donald Trump tramite l’uso dello IEEPA (una legge emergenziale usata senza passare dal Congresso), il governo statunitense è ora obbligato a rimborsare le aziende.

Scrive Il Post: ”Secondo i calcoli della dogana statunitense il governo deve restituire nel complesso 166 miliardi di dollari (circa 140 miliardi di euro), più gli interessi, a 330mila aziende per 53 milioni di spedizioni. È un lavoro mastodontico che solo in parte sarà processato dal portale, perché alla fine le richieste devono essere approvate dagli uffici doganali. Dunque il tutto peserà moltissimo sull’amministrazione pubblica, oltre che ovviamente sul bilancio federale degli Stati Uniti”.

Le cifre e i beneficiari

  • Ammontare: il governo deve restituire circa 166 miliardi di dollari (più interessi).
  • Interessati: circa 330.000 aziende per un totale di 53 milioni di spedizioni.
  • Chi può chiederlo: imprese importatrici e spedizionieri che hanno pagato dazi su merci provenienti da Cina, Messico e Canada.
  • Esclusioni: non sono rimborsabili i dazi su acciaio, alluminio e componenti auto, poiché introdotti con procedure diverse. I singoli consumatori non possono fare richiesta (ma si stanno organizzando class action).

La procedura e le criticità

  • Il portale CAPE: da oggi è attivo un portale online per le richieste, ma la procedura è descritta come estremamente complicata. Molte aziende dovranno rivolgersi a consulenti esterni, aumentando i costi.
  • Il ruolo della dogana: nonostante il portale, l’ultima parola spetta agli uffici doganali. Questo sovraccarico amministrativo rende le tempistiche incerte: il governo stima 60-90 giorni per il pagamento, ma gli esperti sono scettici.

Incertezza e rischi. Esiste un rischio legale: il governo potrebbe fare ricorso contro la sentenza del tribunale federale che impone i rimborsi. Se ciò accadesse, l’intera procedura verrebbe bloccata. A causa di questa incertezza e della burocrazia asfissiante, è probabile che molte piccole imprese rinuncino a richiedere i soldi, rendendo il rimborso totale dei 166 miliardi più teorico che reale.

Conclude Il Post: ”Non potranno richiedere un rimborso i singoli consumatori, pur essendo quelli che in fin dei conti hanno pagato i prodotti rincarati a causa dei dazi. Il New York Times scrive che ci sono associazioni dei consumatori che stanno organizzando class action, come si chiama questo tipo di cause collettive, per ottenere un risarcimento”.

Si può affermare che i consumatori americani sono stati penalizzati due volte: con l’introduzione da parte dell’amministrazione americana di questi dazi che definire, sia dal punto di vista economico che di quello politico, assurdi e controproducenti per gli stessi cittadini Usa è dir poco, perchè per essi non è previsto alcun ristoro. Con la bocciatura di questi dazi, gli unici a poterne trarre beneficio saranno solamente gli imprenditori che hanno fatto ricorso, a meno che qualche giudice non ammetta eventuali class action da parte delle associazioni dei consumatori. Ne qual caso la musica, per il vecchio Donald, potrebbe davvero cambiare.

20 aprile 2026