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Esteri

L’esecutivo USA sotto la lente: le controversie legali dell’amministrazione Trump

L’articolo di Massimo Gaggi sul Corriere della Sera, “L’esecutivo Usa sotto la lente”, esamina l’operato dell’amministrazione Trump, evidenziando come fin dal suo insediamento, l’ex Presidente abbia fatto un uso estensivo degli ordini esecutivi, spingendosi spesso oltre i limiti dei suoi poteri e ignorando le prerogative del Congresso.

Gaggi riporta che, nonostante le iniziali rassicurazioni di molti sulla solidità dello “Stato di diritto” americano, la realtà ha mostrato una tendenza dell’amministrazione a disattendere o aggirare le sentenze giudiziarie. Il Ministero della Giustizia, con ministri e vice legati a Trump (Pam Bondi e Todd Blanche erano suoi avvocati), è stato spesso percepito come un’estensione dell’ufficio legale del Presidente.

Un’analisi condotta da magistrati in pensione e dal Washington Post rivela un quadro preoccupante: dal 20 gennaio (data dell’insediamento) a metà luglio, sono state presentate 337 denunce contro atti dell’amministrazione Trump ritenuti illegali. Di queste, i tribunali hanno condannato il governo in 165 casi. Ancora più significativo è il fatto che in 57 casi (oltre un terzo del totale), gli ordini o i divieti imposti dai giudici sono stati ignorati o aggirati dall’esecutivo.

Il modus operandi dell’amministrazione includeva diverse tattiche: in alcuni casi, il Ministero della Giustizia non ha tenuto conto delle disposizioni dei giudici, incoraggiato dalle critiche di Trump alla “tirannia giudiziaria”; in altri, non sono state fornite prove o sono state date informazioni false; in altri ancora, i divieti sono stati aggirati con pretesti.

Un esempio emblematico citato è quello dei clandestini deportati in blocco in Salvador con l’accusa di appartenere a gang, senza le dovute verifiche e garanzie legali. Queste deportazioni avvenivano spesso di notte per prevenire l’intervento dei giudici. L’amministrazione si è poi rifiutata di rimpatriare coloro che erano stati deportati per errore, sostenendo che fossero ormai sotto la giurisdizione del Salvador, nonostante quest’ultimo avesse dichiarato all’ONU che gli Stati Uniti mantenevano il controllo sui detenuti trasferiti.

Robert Cindrich, un giudice in pensione e membro della Article III Coalition (un gruppo nato per denunciare gli abusi dell’esecutivo sul potere giudiziario), conclude che, sebbene non si sia ancora arrivati a una “crisi costituzionale”, la pressione sulle corti è “immensa”.

25 luglio 2025