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Esteri

L’origine della fame a Gaza: caos, abusi e fallimenti nella distribuzione degli aiuti

L’articolo di Micol Flammini su Il Foglio, “L’origine della fame”, analizza la drammatica crisi alimentare che sta colpendo la Striscia di Gaza, evidenziando come la fame sia il risultato di un caos generalizzato e di problemi nella distribuzione degli aiuti umanitari, con responsabilità che ricadono su più attori.

Il giornalista israeliano Ohad Hamo, che ha contatti quotidiani con gli abitanti di Gaza, descrive una situazione disperata: persone che non mangiano per lunghi periodi, si nutrono solo di lenticchie per giorni e soffrono di debolezza estrema e vertigini. Sebbene Israele sostenga che la quantità di cibo che entra a Gaza sia sufficiente, Hamo sottolinea che il problema principale è il fallimento nella distribuzione. L’accesso ai punti di ritiro del cibo è estremamente difficile, richiedendo una forza fisica e una determinazione che molti non possiedono, e la situazione è ancora peggiore nel nord della Striscia, dove i prezzi al mercato sono insostenibili.

Flammini spiega che le organizzazioni umanitarie avevano previsto una carestia già l’anno scorso, ma le previsioni si sono rivelate errate, poiché Israele aveva dimostrato un afflusso regolare di aiuti attraverso i valichi. Tuttavia, il problema cruciale è emerso una volta che i camion entravano a Gaza: la gestione degli aiuti è spesso finita nelle mani di Hamas, che li ha utilizzati per fini propri. L’articolo rivela che gli aiuti umanitari si sono trasformati nel principale canale di finanziamento per Hamas, che rivendeva i beni di prima necessità (spesso contrassegnati come “not for sale”) al mercato nero a prezzi esorbitanti, come 40 dollari per un pacco di farina. Inoltre, i miliziani offrivano cibo gratuitamente a chi era disposto a mandare un figlio ad arruolarsi nelle loro fila. Questo abuso degli aiuti ha anche scatenato movimenti spontanei di protesta tra i cittadini di Gaza.

Per tentare di togliere ad Hamas il controllo degli aiuti, Israele, con il supporto degli Stati Uniti, ha introdotto la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un’organizzazione che distribuisce beni nel sud della Striscia attraverso contractor americani. Tuttavia, l’ONU ha rifiutato di collaborare con la GHF. A seguito di ciò, Hamas ha reagito trasformando la sua guerra contro Israele in una guerriglia contro gli aiuti umanitari, minacciando i collaboratori della GHF e sabotando le distribuzioni, creando ulteriori caos e violenza.

Mohammed, un abitante di Gaza intervistato dal Foglio, conferma che “all’origine di tutto c’è Hamas”, accusandoli di aver saccheggiato e rivenduto gli aiuti a prezzi inaccessibili. Tuttavia, non assolve completamente Israele e la GHF, affermando che non hanno saputo gestire il caos e garantire una distribuzione efficace. La situazione è così grave che, anche senza dati ufficiali sui decessi per fame, la paura di una carestia è concreta e senza precedenti, poiché il cibo arriva a Gaza ma diventa irraggiungibile o inaccessibile per la popolazione. Salman al Daya, ex rettore dell’università islamica di Gaza, accusa Hamas di aver preso in ostaggio due milioni di persone per i propri interessi.

Il gruppo “ha trasformato la fame in un’arma e la sopravvivenza in un crimine”, scrive su X l’attivista Hamza Howidy, nato a Gaza, perseguitato da Hamas, oggi rifugiato in Germania.

L’Origine della fame: un fenomeno complesso e multifattoriale

La fame, intesa come grave carenza di cibo che porta a malnutrizione e, nei casi più estremi, alla morte, è un fenomeno complesso con radici profonde e interconnesse. Non è semplicemente la mancanza fisica di cibo, ma il risultato di una combinazione di fattori che ne ostacolano l’accesso, la produzione, la distribuzione e la disponibilità.

Ecco i principali fattori che contribuiscono all’origine della fame nel mondo:

Conflitti e instabilità politica:

Distruzione delle infrastrutture: Guerre e conflitti armati devastano campi, sistemi di irrigazione, strade e mercati, rendendo impossibile la produzione e la distribuzione di cibo.

Spostamento forzato di popolazioni: I rifugiati e gli sfollati interni perdono l’accesso alla loro terra, ai mezzi di sussistenza e alle reti di supporto, diventando estremamente vulnerabili.

Interruzione delle catene di approvvigionamento: I conflitti ostacolano il trasporto di cibo e aiuti umanitari, causando scarsità e aumento dei prezzi.

Uso della fame come arma: In alcuni conflitti, il cibo e l’acqua vengono deliberatamente usati come strumenti di guerra per sottomettere le popolazioni.

Mancanza di potere d’acquisto: Anche se il cibo è disponibile, le persone in condizioni di povertà non hanno i mezzi economici per acquistarlo.

Disuguaglianza nell’accesso alle risorse: La distribuzione iniqua di terra, acqua, capitale e tecnologia limita la capacità delle persone più povere di produrre il proprio cibo o di generare reddito per acquistarlo.

Prezzi alimentari volatili: Le fluttuazioni dei prezzi dei beni alimentari sui mercati internazionali possono avere un impatto devastante sulle popolazioni a basso reddito, che spendono una percentuale maggiore del loro reddito per il cibo.

Tutto queste considerazioni sembra che valgano per la popolazione di Gaza, oggi!

25 luglio 2025