Pietro Reichlin ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui sottolinea che l’attacco israelo-americano all’Iran ha creato incommensurabili problemi a tutto l’Occidente.
L’impatto della crisi energetica
L’autore evidenzia come l’attacco all’Iran abbia generato uno shock dell’offerta paragonabile, seppur in scala ridotta, a quello della pandemia del 2019. Nonostante la superiorità militare statunitense, la minaccia ai flussi commerciali nello Stretto di Hormuz ha spinto il petrolio sopra i 100 dollari. Sebbene le economie avanzate siano oggi più resilienti, l’Europa soffre per la carenza di fonti alternative.
Dice Reichlin: ”La decisione di attaccare l’Iran potrebbe avere conseguenze sull’economia mondiale molto peggiori di quelle che si aspettava Trump.Nonostante la schiacciante superiorità militare di Usa e Israele, il regime di Teheran conserva la capacità di mettere a rischio i flussi commerciali che passano dallo Stretto di Hormuz e colpire le infrastrutture dei paesi del Golfo. Da quell’area del mondo passa circa il 20% dei flussi mondiali di merci, principalmente petrolio (20 milioni di barili al giorno contro i 7 che provengono dalla Russia), gas naturale, fertilizzanti. Il costo del barile ha già superato i 100 dollari, circa il 30 per cento in più rispetto a gennaio, una cifra ancora relativamente contenuta che riflette, tuttavia, l’aspettativa per nulla scontata di una rapida conclusione della crisi”.
Lezioni dal passato: Pandemia vs. Crisi 2008
Reichlin confronta la gestione delle crisi precedenti:
- Crisi 2008: ripresa lenta a causa di politiche meno espansive.
- Pandemia 2019: recupero rapido del PIL grazie all’allentamento dei vincoli di spesa e ai trasferimenti pubblici.
Tuttavia, l’autore avverte che l’attuale contesto è più incerto a causa dell’interdipendenza globale, che accelera la trasmissione degli shock locali.
Il nodo dei conti pubblici e il Patto di Stabilità
Il punto centrale dell’articolo è la fragilità fiscale dei paesi avanzati. I bilanci pubblici sono già zavorrati da:
- Eredità post-pandemica: debiti spesso superiori al 100% del PIL.
- Politiche di Trump: costi della guerra commerciale e aumento delle spese militari.
- Inflazione: necessità di contrastare il carovita senza però alimentare ulteriormente la crescita dei prezzi.
Il rischio della “sospensione”
Reichlin mette in guardia contro l’uso indiscriminato di bonus e sussidi (come il taglio delle accise) per compensare l’aumento dei prezzi. La tesi principale è che invocare la sospensione del Patto di Stabilità in questo momento sia un errore:
- Potrebbe generare sfiducia nei mercati.
- Provocherebbe una svendita dei titoli di Stato (aumentando lo spread e il costo degli interessi).
- Alimenterebbe le aspettative inflazionistiche.
In sintesi: la politica fiscale deve essere usata con parsimonia; forzare la mano sulle regole europee rischia di lasciare i paesi senza difese proprio nel momento del bisogno.
8 aprile 2026





