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Esteri

La furia del Tycoon sui giudici “Stupidi, influenzati dall’estero”

Alberto Simoni ha pubblicato su La Stampa un articolo di cui scrive della reazione del presidente degli Stati Uniti all’apprendere un decisione della Corte Suprema sui dazi imposti a mezzo mondo, che lui si aspettava favorevoe e che invece gli si è ritorta contro. La Casa Bianca non può violare una legge, avrebbe dovuto coinvolgere il Congresso e non lo ha fatto.

Racconta Simoni: ”Che abbia già avuto sentore che la Corte Suprema gli avrebbe voltato le spalle è difficile da sapere, ma dalla sala poco dopo – a sentenza emessa – escono degli spifferi. Raccontano alcuni partecipanti – rivela la Cnn – che Trump ha definito una «vergogna» l’opinione dei giudici contenuta in 170 pagine prima di lanciarsi in una serie di commenti con qualche epiteto verso i giudici che gli hanno voltato le spalle. Ricostruzione questa smentita da altre tv e dalla Casa Bianca

L’ira di Trump e l’attacco ai giudici‘. Donald Trump ha reagito con estrema durezza alla sentenza della Corte Suprema che gli ha “voltato le spalle” (probabilmente in riferimento all’uso dei poteri di emergenza per i dazi). Secondo diverse ricostruzioni, il Presidente avrebbe definito i giudici una «vergogna per la nazione» e per le loro stesse famiglie, dichiarandosi pentito di aver nominato Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch. Trump li ha accusati di essere “traditori”, “sleali” verso la Costituzione e condizionati da “interessi stranieri” e calcoli politici per apparire “politicamente corretti” a Washington.

Il “Piano B”: la via del Trade Act. Nonostante la sconfitta legale sull’uso dell’Ieepa (International Emergency Economic Powers Act del 1977), la Casa Bianca ha attivato immediatamente una strategia alternativa per imporre i dazi:

  • Articolo 122 del Trade Act (1974): lo staff di Trump punta a riesumare questa norma mai usata prima, che permette l’applicazione immediata di tariffe per contrastare il deficit commerciale.
  • Cronoprogramma: l’obiettivo è imporre dazi globali al 10% in tre giorni, per poi espanderli tramite il Trade Expansion Act e la Sezione 301 della legge del 1974.

L’ostacolo del Congresso. A differenza dell’Ieepa, questi strumenti sono meno flessibili e richiedono il passaggio parlamentare. L’articolo 122 ha una validità di soli 9 mesi, dopodiché deve essere confermato dal Congresso. Con una maggioranza risicata a Capitol Hill, la manovra politica si annuncia complessa.

Conseguenze economiche e “zone grigie”: la sentenza della Corte crea due problemi principali:

Buco nel bilancio: il blocco dei dazi legati all’Ieepa mette a rischio entrate enormi. Il Cato Institute stima una perdita potenziale di 1,4 trilioni di dollari in 10 anni, fondi su cui Trump contava per finanziare il suo piano di spesa (il cosiddetto “Big Beautiful Bill”). Proprio a questo si riferiva il Presidente quando parlava di possibile “disastro finanziario”.

20 febbraio 2026