Ecco come la nuova “Dottrina Monroe 2.0” e il ritorno delle zone d’influenza stanno impattando sull’economia italiana ed europea, secondo l’ambasciatore Stefano Stefanini che ha scritto un interessante editoriale su La Stampa.
Scrive Stefanini: ”L’Europa deve affrontare un triplice problema: resistere all’espansionismo russo; competere economicamente e tecnologicamente con la Cina; gestire le conseguenze del ritorno degli Usa ad un isolazionismo nazionalista panamericano che antepone alla leadership transatlantica il dominio continentale. A questi Usa “back to the future” di una dottrina Monroe dell’800 non servono alleati, solo “allineati” magari anche ideologicamente. Il bivio all’orizzonte, che i leader europei cercano disperatamente di non vedere, è fra l’allineamento con l’America di Trump sempre meno transatlantica e la resistenza alle posizioni americane specie se in netto contrasto con gli interessi europei. Il nodo potrebbe venire presto al pettine sulla Groenlandia. Siamo pronti a dire «no grazie» a Trump e, contemporaneamente, a saperci difendere dalla Russia senza Usa?”
1. La “Guerra dei dazi” e l’export italiano
L’ossessione di Trump per il riequilibrio della bilancia commerciale ha portato a dazi significativi (tra il 10% e il 30% a seconda dei settori) entrati in vigore tra l’agosto 2025 e l’inizio del 2026. L’Italia, che ha negli USA il suo primo mercato di sbocco extra-UE, è colpita in tre settori chiave:
- Automotive e componentistica: con dazi al 15%, le case automobilistiche europee (comprese quelle con forte componentistica italiana) subiscono un calo di competitività.
- Agroalimentare: formaggi, vini e olio subiscono rincari che rischiano di favorire il cosiddetto Italian Sounding (prodotti che sembrano italiani ma sono fatti in Wisconsin o California).
- Lusso e moda: il settore sta cercando strategie di mitigazione per non scaricare tutto l’aumento del prezzo sul consumatore finale americano, ma i margini si stanno restringendo.
2. Dagli alleati agli “allineati”
Come scrive Stefanini, Trump non cerca più partner strategici ma “allineati”. In termini economici, questo si traduce in un realismo transazionale:
- Accordi bilaterali vs multilaterali: Washington preferisce trattare singolarmente con i Paesi (es. USA-Italia) piuttosto che con l’Unione Europea. Questo mette Roma in una posizione difficile: cedere a richieste americane per salvare l’export o restare fedele alla linea comune UE?
- Il nodo Groenlandia: citata da Stefanini, la Groenlandia è diventata un simbolo. Se l’Europa non assecondasse le ambizioni americane nell’Artico o nelle Americhe (Venezuela), Trump potrebbe usare i dazi come arma di ritorsione politica.
3. La difesa e l’industria pesante
Il disimpegno USA dalla difesa europea (NATO) costringe l’Italia e l’Europa a un bivio economico:
- Aumento della spesa militare: per compensare l’assenza americana, l’Italia dovrà investire miliardi nel settore difesa, sottraendo risorse ad altre voci di spesa pubblica.
- Sovranità tecnologica: la necessità di non dipendere dalla Cina (area d’influenza ostile) o dagli USA (partner imprevedibile) sta spingendo le aziende italiane a riportare le produzioni in Europa (reshoring), con costi operativi più alti ma maggiore sicurezza.
Sintesi degli Impatti (2025-2026)
| Settore | Rischio Principale | Conseguenza Diretta |
| Manifattura | Dazi doganali | Calo dei volumi esportati verso gli USA. |
| Energia | Instabilità zone d’influenza | Volatilità dei prezzi legata ai rapporti con Russia e Venezuela. |
| Tecnologia | Decoupling dalla Cina | Costi maggiori per componenti “sicuri” non cinesi. |





